Benevento

 

di Federico Festa

Abbiamo appreso, sempre il giorno dopo e dopo due manifestazioni di protesta davanti al pronto soccorso, che la nemesi del presidio di Sant'Agata de' Goti rientra in una sperimentazione.

Ce lo ha spiegato, con la solita bolla papale partorita dagli uffici di via Pacevecchia, la direzione generale di un'azienda ospedaliera che arranca, appesa al cappio di un burocratese che ha francamente stancato. Non spiega veramente, come una messa in latino celebrata davanti a fedeli analfabeti, tenta di proporre il miraggio di una efficienza che in realtà aggiunge mistificazione a finzione, inefficienza a ritardi.

L'assunto principale della velina lenitiva del giorno dopo è che il pronto soccorso può essere dismesso perché i numeri che lo coinvolgono sono minimi e rendono possibile la distribuzione a monte delle emergenze. I 118, più nel vivo le ambulanze, una volta compresa l'emergenza, non trasportano il paziente semplicemente al pronto soccorso ma direttamente alla struttura specialistica interessata dalla patologia. Il che presuppone due precise circostanze: che la rete sanitaria offra effettivamente capacità ricettive immediate ed efficienti e che a valutare, caso per caso, il miglior plesso cui rivolgersi sia un medico.

A parte la volgarità di ritenere gli utenti, ovvero i principi stessi del servizio sanitario nazionale, elemento secondario da tenere aggiornato il giorno dopo e non prima: si tratta di bugie. Clamorose bugie. Se non colpevole mistificazione.

La risposta riguardo uno dei due assunti ce l'ha fornita appena qualche settimana fa Mario Balzanelli, presidente nazionale del Sis 118: "Si è ritenuto, a più riprese, di smantellare, nel nome di innovazioni inesistenti, la concezione di Sistema salvavita, tempo dipendente, a disposizione h24, 365 giorni/anno, di 60 milioni di italiani”. E sulla presenza di medici ecco cosa ha denunciato Balzanelli: “Sono state decapitate, a numerosi livelli, le dirigenze mediche dei Sistemi, spostando innaturalmente le stesse su vertici amministrativi, a volte completamente ignari del settore e provenienti da altri mondi, mera espressione di controllo verticistico politico che si è dimostrato attentissimo agli appalti delle grandi tecnologie e molto meno alla qualità reale della governance sanitaria e alla conseguente qualità dell'assistenza reale prestata ai cittadini in imminente evidente pericolo di vita”.

Quindi chi decide sulla salute dei cittadini? Qualche impiegato con zero competenze specifiche?

Sulla efficienza della rete sanitaria e sulla condizione in cui si trova, per qualità dei dipendenti, parlano gli episodi accaduti all'Ospedale del mare e al pronto soccorso di Caserta: lavandini tappati per allagare il triage nel primo plesso, larve di vermi portate nei lavandini del bagno e fotografate per “sputtanare” l'ospedale sui social: obiettivi puntualmente raggiunti.

Un'ultima annotazione: a un infartuato o vittima di ictus di Montesarchio chi spiega che deve rassegnarsi a soccombere perché ovunque decidano di condurlo i tempi medi, grazie a questa geniale operazione sperimentale, a parte l'arcaica condizione delle strade, raggiungono i fatidici 50 minuti letali?

Ci penserà Pizzuti, ovviamente solo il giorno dopo, con una lettera di cordoglio alla famiglia?

La verità è che se potessero, pur di ingozzare gli ospedali della fascia costiera, chiuderebbero volentieri quelli delle zone interne: sacrificabili per numero di voti. Allucinante.