Benevento

Oltre 300 assunzioni effettuate negli anni attraverso un reticolo di società definite cartiere, un meccanismo che avrebbe consentito a 150 persone di incassare indennità assistenziali - disoccupazione e maternità- e contributi figurativi utili ai fini pensionistici. Con danni per le casse dello Stato stimati in svariati milioni di euro.

E' lo scenario disegnato dall'indagine del sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro e della guardia di finanza, che ieri, come anticipato da Ottopagine, si è disvelata con le perquisizioni compiute dalle fiamme gialle.

Attenzione puntata su una serie di ditte di cui le verifiche avrebbero restituito la sostanziale inattività o l'inesistenza di alcune di esse. Insomma, società che non avrebbero mai svolto un'attività di impresa, la cui unica funzione sarebbe stata quella di utilizzare ed emettere fatture per operazioni considerate inesistenti. Un modus operandi che, a detta degli inquirenti, avrebbe consentito di creare crediti fittizi di imposta da compensare con i versamenti contributivi dovuti per le false assunzioni.

Costi mai sostenuti, dunque, ma così sarebbero state gettate le basi per assumere un gran numero di dipendenti, per poi licenziarli e permettere loro di percepire le indennità. Un quadro che sarebbe stato di fatto confermato da quanti, ascoltati in precedenza dagli investigatori come persone informate sui fatti, avrebbero dichiarato di non aver mai lavorato per determinate società, e che le assunzioni erano finalizzate, appunto, ad intascare le indennità previste dalla legge.

Di qui l'ipotesi di una truffa di cui sarebbe rimasta vittima l'Inps e la necessità di procedere alle perquisizioni per acquisire tutto il materiale, la documentazione contabile e fiscale necessaria a ricostruire i flussi di denaro, i rapporti intercorsi tra le società già nel mirino ed altre che potrebbe essere legate ad esse.

Esp