Avellino

 

 

di Luciano Trapanese

Ok, l'esperienza dell'esecutivo Ciampi è già sul viale del tramonto. E sapete tutti perché: niente numeri, ingenuità, propaganda... Inutile ricordare. Ma le ragioni di fondo che hanno portato all'elezione del sindaco 5Stelle, restano. Immutate. Si è detto: gli avellinesi non hanno votato per il Movimento, ma contro un sistema che ha retto il comune per decenni. In parte è la verità. Ma c'è anche chi ha scelto Ciampi a prescindere. Chiaro.

Ora, se questa amministrazione getta la spugna (o viene costretta a farlo), cosa sarà capace di proporre l'attuale opposizione per dimostrare di aver capito le ragioni che hanno comunque spinto – soprattutto al ballottaggio – gli avellinesi a dire basta?

Il tiro al Ciampi di questi giorni è un esercizio troppo semplice. E' come sparare da due metri un enorme orso di peluche al luna park. Ma ribadire gli sbagli del Movimento nella gestione di questa complessa legislatura (esecutivo di netta minoranza), non assolve da tutti gli errori commessi in precedenza dal centrosinistra.

Il Partito democratico avellinese non ha avviato un serio processo interno, non ha ammesso di aver avuto colpe, di essersi logorato da Di Nunno in poi e con sempre maggiore virulenza in inqualificabili lotte intestine, di aver sprecato energie in guerriglie di partito, dimenticando troppo spesso il “bene della città”. Il partito continua a rigirare intorno ai soliti eterni personaggi, con l'ingresso di varianti beneventane tanto per intorbidire il puzzle.

Ci chiediamo: il Pd irpino ha capito che dovrà voltare le spalle al male endemico del clientelismo, all'oscena pratica dell'amico dell'amico, a quel paesano accattonaggio di voti, e dell'ancor più paesana gestione del comune? Ha compreso che non si può governare in assenza di un progetto vero, reale, concreto di sviluppo per Avellino? Che è un errore imperdonabile l'estromissione anche forzata di energie nuove, guardate sempre con sospetto, perché aliene alle parrocchie conclamate? Ammetterà il Partito democratico di aver allontanato dalla politica cittadina le risorse migliori, intimorite, nauseate, stanche di un agire politico incentrato soprattutto sull'abilità di manovratori sotto traccia, piuttosto che sulla competenza, la trasparenza e il desiderio di mettersi in gioco per ricostruire dalle basi un futuro diverso dalla grigia rassegnazione di questi tempi?

Beh, non crediamo. Dalla sconfitta di Pizza in poi abbiamo ascoltato solo il florilegio dell'incompetenza grillina. Ma di ricostruire da una sconfitta clamorosa, zero. Come niente fosse. Del tipo: lasciamoli fare, si bruciano da soli e tutto torna come prima... Niente di più sbagliato. Se questo è il ragionamento l'ultima sconfitta sarà solo la prima di una serie.

Non basta rimarcare la differenza di stile rispetto al folcloristico approccio al potere dei 5Stelle. Perché quello conta fino a un certo punto. Siamo sicuri che se fosse stato eletto Nello Pizza, il centrosinistra non avrebbe sfiancato il nuovo sindaco (proprio come è stato fatto con Foti, che avrebbe dovuto mandare tutti a quel paese dopo aver capito l'andazzo), con richieste, ripicche, battaglie all'ultimo sangue per poltrone, delibere, pezzettini di potere? Siamo certi che Pizza non sarebbe stato costretto a impegnarsi allo stremo per ricomporre equilibri togliendo inevitabilmente forza e tempo alla sua azione politica? E chi ci assicura che Pizza avrebbe avuto mano libera per scegliere assessori competenti, capaci, illuminati, anche prestigiosi, invece di subire gli improbabili nomi dettati dalle infinite correnti e dagli altrettanto infiniti alleati?

Il Pd avellinese è un campo profughi tra le macerie. Si può costruire, ma la strada non è quella di limitarsi a condannare Ciampi.

E il centrodestra? Sta messo meglio, perché di fatto non esiste. E' spaccato, in ritardo, disorganizzato, incapace di proporre un nome che metta tutti d'accordo. Ha ottenuto pochi consensi e non riesce a rappresentare una alternativa credibile al centrosinistra. Soprattutto una alternativa vera a un sistema di potere. O meglio si percepisce il cambio di sistema, non di metodo. Troppo poco per essere credibili. Troppo poco per attirare elettori.

Anche per questi motivi le liste che fanno riferimento a Preziosi e Cipriano (e alla stessa Nadia Arace) hanno raccolto più di quello che si immaginava. Cipriano ha avuto il merito di coagulare intorno alla sua proposta politica persone che si erano tenute a distanza dalla vita amministrativa. Ma poi è mancata la chiarezza delle scelte. E forse, insieme a Preziosi e Morano, ha con eccessiva faciloneria appoggiato Ciampi senza prima pretendere una condivisione nelle scelte di governo.

E' un quadro imprevedibilmente statico. Si immaginava un rimescolamento interno forte tra le fila dei numerosi sconfitti. Invece gli errori di Ciampi hanno solidificato a sorpresa una situazione che era obiettivamente in avanzata decomposizione. Tutto cambia per non cambiare nulla. Mai come ora sembra vero. Mai come ora sarebbe un errore imperdonabile. Soprattutto per la città.