E' in programma il 19 settembre dinanzi al giudice Francesca Telaro, per l'incompatibilità degli altri gup, che a più riprese si sono occupati dell'indagine, l'udienza preliminare a carico di Silvio Sparandeo (avvocati Dario Vannetiello e Maria Cristina Caracciolo), 28 anni, di Benevento, di cui la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per l'omicidio di Antonio Parrella, 32 anni, morto al Rummo il 27 luglio dello scorso anno per le conseguenze delle botte subite, la sera precedente, durante una festa di compleanno.
Un delitto al centro di un'indagine della Squadra mobile che il 10 aprile era sfociata nell'arresto di Sparandeo, colpito da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, poi confermata dal Riesame firmata dal gip Flavio Cusani, che aveva però qualificato come preterintenzionale, e non volontario, l'omicidio.
Un'accusa che, come più volte ricordato, Silvio Sparandeo aveva respinto durante l'interrogatorio di garanzia, sostenendo di avergli solo rifilato qualche schiaffo, ma nessun calcio. Aveva anche fornito la sua versione sulle immagini fissate dalle telecamere di un'abitazione, affermando di aver notato Parrella precipitarsi lungo le scale e di essergli andato dietro per capire cosa fosse successo. L'aveva visto cadere, poi rialzarsi e continuare a correre, fino alla seconda caduta. Solo allora lui era intervenuto, e non per fargli del male, ma provando ad aiutarlo. Gettandogli anche dell'acqua sul volto e chiedendo di chiamare l'autoambulanza.
Una ricostruzione opposta a quella tratteggiata dagli inquirenti e dal gip Cusani, secondo il quale Silvio Sparandeo non aveva l'intenzione di uccidere Antonio Parrella, un “amico con il quale aveva scherzato per l'intera giornata, con il quale non esistevano motivi di tensione, conflitto o contrasto”. Picchiandolo, voleva dargli una lezione, “per aver rovinato il clima di festa proprio al taglio della torta”.
La sua “ebbra e smodata euforia” era stata tollerata fino a quando il 32enne aveva “ecceduto, venendo per due volte alle mani con il cantante, Michele Meoli”. In occasione del secondo litigio, accaduto sulla terrazza dove doveva essere servita la torta, Corrado Sparandeo, innervosito dal comportamento di Parrella, gli aveva assestato due schiaffi al volto. Antonio Parrella era poi fuggito, inseguito da Silvio Sparandeo. Era caduto lungo le scale, si era rialzato ed aveva continuato la sua corsa verso il parcheggio. Anche Silvio Sparandeo era finito a terra, sulla ghiaia dell'area di sosta, ma si era rimesso in piedi, scivolando, glutei a terra, lungo la pendenza di un terrapieno, e raggiungendo Parrella, che a sua volta era caduto per le seconda volta a causa del dislivello dell'ultima parte della scarpata, restando faccia a terra.
Erano, secondo l'orario - sfalsato in avanti di circa 18 minuti rispetto a quello reale -della telecamera, le 21.00.58. Da quel momento erano trascorsi 1 minuto e 56 secondi, scanditi dall'aggressione. Durata, aveva scritto il Gip, non diversi minuti, ma 13 secondi. Quelli nei quali Silvio Sparandeo prima aveva girato il corpo di Parrella, poi lo aveva colpito con tre pugni al viso. Lo avevano bloccato, infine gli aveva assestato un calcio tanto forte da spostare di qualche centimetro, Parrella, dalla sua posizione. Poi, al pari di un'altra persona, aveva gettato dell'acqua in faccia al 32enne ed era andato via, “resosi conto ben presto del danno fisico procurato”, dopo essersi assicurato che fosse stata chiamata un'autoambulanza.
I familiari della vittima sono assistiti dagli avvocati Grazia Luongo ed Angelo Leone.
Esp