Sulla questione case popolari l'assessore del comune di Avellino, Rita Sciscio, ha sollevato, nel suo intervento all'assemblea del Sunìa, alcune questioni interessanti. Qualcuno le riterrà impraticabili. Altri meno. Ma riportano l'edilizia pubblica al centro del dibattito, ipotizzando visioni e soluzioni alternative.
Partendo da un presupposto importante: «L’applicazione rigorosa – ha dichiarato - delle norme salva suolo che destinano oneri di urbanizzazione solo alle manutenzioni ordinarie».
Quindi il tentativo di ridurre al necessario nuove edificazioni nel capoluogo. Una posizione sostenuta con forza e da anni da tutte le associazioni ambientaliste, a cominciare da Legambiente.
L'assessore propone di «individuare edifici già costruiti, complessi di nuova edificazione sottoposti - a causa della crisi immobiliare - a fallimenti, da utilizzare subito al posto di lunghi interventi per nuove costruzioni. Ne vogliamo parlare con tutti i portatori di interesse».
E poi aggiunge: «Bisogna riflettere che c’è una città che decresce e che c’è molto e moltissimo patrimonio privato sfitto».
In pratica: se le case ci sono e non sono utilizzate inutile costruirne altre. Meglio spendere quei soldi per le indispensabili manutenzioni e le spesso carenti opere di urbanizzazione.
O come dice l'assessore: «Sostituire e non costruire per risparmiare suolo, formule nuove di gestione sono possibili».
Rita Sciscio ha affrontato anche un tema delicato, quella della occupazioni abusive delle case popolari: «Le occupazioni abusive sono un altro capitolo doloroso, mi hanno colpito fin da quando ho letto che Foti nelle sue dichiarazioni di fine mandato specificava che definiva i residenti negli alloggi di edilizia residenziale pubblica “occupanti” e mai di “assegnatari”. Le inchieste della magistratura e quelle giornalistiche sollecitate dalle denunce del Sunìa (dipendenti pubblici che si facevano pagare le assegnazioni e altre vergogne), hanno scoperchiato un terribile fenomeno».
«Ma i cittadini – ha continuato - sono le vittime di questo commercio. Per questo bisogna pensare a misure come quelle sollecitate da Lieto per la riduzione degli affitti, la revisione delle tariffe Imu, oltre che a concrete politiche sociali che consentano a chi ha diritto di avere una casa innanzitutto».
Ha poi affrontato la questione dei fondi: «Il bando periferie per Avellino non è finito nella tagliola del mille proroghe: 18 milioni ad Avellino, una cinquantina in totale. Con la segreteria tecnica del ministero delle infrastrutture stiamo lavorando a implementare misure come il bonus sisma e l’ecobonus».
E non solo: «Ci sono i programmi Pics in corso, si può provare a proseguire su questa strada. Ma dobbiamo continuare a perseguire la strada che punta come dicono i comuni italiani alle politiche sociale e energetiche, sulla sicurezza e lo sviluppo economico».
Ha quindi precisato il suo obiettivo: «Strade, risanamento edilizio, sicurezza sismica e idrogeologica, parchi e giardini, scuole e infrastrutture servono a ricostruire il riammagliamento delle città di cui parla Renzo Piano da anni».
Quando la proposta e l'invito al dialogo, la programmazione e la visione, diventano occasione di confronto, le questioni amministrative si trasformano in politica. Senza pregiudizi e preconcetti. E soprattutto senza l'ombra della propaganda. Innescano discussioni che possono portare solo a decisioni positive per la città.
Prima o poi accadrà anche ad Avellino. Forse.