di Andrea Fantucchio
«Ad Avellino chi può aiutarmi?», appreso il nome e l'indirizzo salivano in auto e partivano per comprare la droga. Una rete di spaccio rodata, gestita da giovanissimi, che serviva il capoluogo irpino e l'hinterland. Ne è convinta la Procura dei Minorenni di Napoli che ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini a sette ragazzi, tutti irpini. Sarebbero loro i baby-pusher sui quali decine di acquirenti potevano contare per comprare hashish e marijuana.
L'inchiesta è stata condotta fra dicembre del 2015 e luglio del 2016. Una serie di intercettazioni, delegate ai carabinieri di Montoro, che ha permesso di ricostruire il modo di agire degli indagati. Nelle telefonate erano piuttosto espliciti: indicavano quantità e a chi rivolgersi per comprare la sostanza stupefacente. In alcune occasioni sarebbero state indicate anche le basi di spaccio.
Un giro di “droghe leggere”, per lo più hashish e marijuana, che per gli investigatori rispondeva alla domanda di decine di acquirenti: molti dei quali giovanissimi. Alcuni, messi alle strette dai carabinieri, avrebbero confermato: «La droga la compravamo da loro. Ma non si deve sapere. Soprattutto i nostri genitori».
Nei giorni scorsi i militari hanno anche "fatto visita" a casa degli indagati e, dopo aver setacciato stanze e garage, hanno sequestrato piccoli quantitativi di droga. E' iniziata anche la “sfilata” dei primi sospettati in Procura. I ragazzi, affiancati dagli avvocati fra i quali Dario Cierzo, Gaetano Aufiero e Raffaele Tecce, hanno respinto parte delle accuse e provato a chiarire la loro posizione. Entro venti giorni anche chi non è stato ascoltato avrà la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogato dal sostituto procuratore, Francesco Cerullo. Poi proprio il Pm deciderà se chiedere il rinvio a giudizio.
L'indagine riaccende l'attenzione sul fenomeno dello spaccio che, anche in provincia di Avellino, non è mai diminuito. Qualche mese fa ne ha parlato il capo della Procura avellinese, Rosario Cantelmo, chiarendo come l'Irpinia non sia certo un'isola felice.