Benevento

(effeffe) - “E' una cialtronata mettere in relazione l'arrivo degli ispettori con le mie dimissioni. Io sono da sei mesi in questa azienda e sono arrivato quando il concordato era già stato firmato. Io non scappo da Samte ma garantisco a questa provincia che andrò fino in fondo alla vicenda dei rifiuti e farò in modo che tutti conoscano la verità”.

Fabio Solano, amministratore unico della Samte, l'azienda pubblica che si occupa della raccolta dei rifiuti solidi urbani della provincia di Benevento, non ci sta e spiega perché il Ministero delle Finanze, su mandato della Ragioneria generale dello Stato, ha deciso di fare verifiche i conti della partecipata della Rocca dei Rettori: “Nessun mistero e nessuna malagestio, è il frutto di un semplice sorteggio, come sempre avviene nelle società a controllo pubblico. Sono più che contento che arrivino gli ispettori perché anche loro dovranno separare la verità dalla politica e dare certezza sui conti, rivelando chi bara per i rifiuti: alla fine relazioneranno alla Corte dei Conti per danno erariale”.

Con il coinvolgimento della Procura presso la Corte dei Conti più di un sindaco passerà un brutto quarto d'ora. Al di là di quello che Samte dovrà o potrà rappresentare in futuro con la trasformazione della società (molto dipende da quale inquilino andrà alla presidenza della Provincia e chi sostituirà all'Ato rifiuti la dimissionaria Giovanna Tozzi) la verità dietro i burrascosi rapporti tra il servizio reso e i fruitori, ovvero i sindaci, è solo lo specchio di una politica brutta e dannosa. Fabio Solano prima di andare via (attualmente gestisce soltanto la normale amministrazione in attesa della nomina del suo successore) aveva denunciato, numeri alla mano, tutti i sindaci morosi. Va detto che solo alcuni dei comuni possono far risalire i ritardi nei pagamenti a contenziosi avviati sulle tariffe, troppo alte per essere sostenute dalle casse dei piccoli comuni. Il resto, la maggioranza, non paga e basta pur usufruendo del servizio della Samte.

Anche la prima crisi della partecipata della Provincia, sancita da atti giudiziari, è stata determinata dalla mancanza di liquidità dovuta alle morosità dei comuni.

“Nessuno ha mai fatto atti contrari all'interesse pubblico, dell'azienda e del servizio reso. Questo va gridato forte e chiaro a chi alimenta il venticello della calunnia”, conclude Solano per poi promettere, “ci vorrà del tempo, ma salteranno fuori i nomi di chi in queste settimane sta barando e chi, al contrario, è un galantuomo”.