Potrebbe presto arrivare ad una conclusione, l’indagine legata al duplice omicidio di Fratte. Manca un tassello importante che nei prossimi giorni dovrebbe essere inserito in questo mosaico, per cominciare a dare un senso alle supposizioni fin qui effettuate, e che hanno bisogno di essere supportate da dati oggettivi e da prove inconfutabili per incastrare chi ha sparato.
Dunque, gli investigatori della squadra mobile di Salerno attendono l’esame Stub per capire chi ha sparato ad Antonio Procida ed Angelo Rispoli. Questo esame molto particolare, consente di rilevare i residui di sparo rimasti sulle mani, ed è per questo che poche ore dopo il duplice omicidio Matteo e Guido Vaccaro e Roberto Esposito, ovvero i tre sospettati dell’omicidio, fermati dai carabinieri, sono stati sottoposti a questo esame.
La scientifica di Napoli ha effettuato i prelievi attraverso dei tamponi adesivi speciali, applicati sul dorso dell’indice e del pollice. Ora i laboratori della scientifica stanno analizzando eventuali residui, che potranno poi inchiodare i colpevoli. Intanto prende sempre più corpo l’ipotesi che ad aver fatto fuoco sia stato proprio Matteo Vaccaro, che in un primo momento era ritenuto dagli inquirenti, solamente il mandante del duplice omicidio. Tutto questo sulla base dell’umiliazione pubblica, subita dallo stesso Vaccaro, ad opera di Antonio Procida, la mattina dell’omicidio.
L’estromissione di Vaccaro dall’affare manifesti elettorale che prevedeva l’affissione ad Ogliara, e la risposta poco piacevole di Antonio Procida, dopo che il boss aveva chiesto spiegazioni su questa cosa, hanno scatenato l’ira di Vaccaro. Stando a quello che è emerso Antonio Procida avrebbe palesemente risposto a Vaccaro che ormai non contava più nulla nella zona, e proprio questa cosa ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
A questo, poi, vanno aggiunte le immagini del sistema di video sorveglianza che riprendono Matteo Vaccaro in sella ad uno scooter, guidato da Roberto Esposito, con il terzo uomo, il figlio di Matteo, Guido Vaccaro, a bordo di una Fiat Punto a poche centinaia di metri di distanza, la stessa vettura poi utilizzata per la fuga.
Massimiliano Grimaldi