Partiamo dal principio. Un'ora prima del fischio d'inizio viene resa nota la formazione con la quale il Benevento sarebbe sceso in campo a Cittadella. Scorrono i nomi e lo stupore cresce: ben sette undicesimi cambiati rispetto alle gare giocate contro Venezia e Salernitana. Un po' troppo, forse. Qualcuno sentenzia anche che si rivelerà un errore fatale e che la sconfitta è dietro l'angolo. Chiacchiere da bar. Cambiano i volti, ma la Strega si esprime sempre con la stessa forza grazie a una rosa costruita in maniera impeccabile che permette a Bucchi di poter usufruire di calciatori con caratteristiche diverse, ma di pari livello. Turnover? Il tecnico non ne vuole sapere. L'utilizzo di questo termine è ingiusto nei confronti dell'idea che si è fatto dei suoi ragazzi. Tutti possono essere titolari, poi si va a momenti in base alle condizioni del singolo. E' questo l'elemento che più ha meravigliato del Benevento. Non è affatto facile avere 24 possibili titolari e gestirli nel migliore dei modi, facendogli accettare un'eventuale panchina. In questo discorso diventa fondamentale la maturità del calciatore che, mettendo prima il bene della squadra e poi il proprio, accetta ogni decisione per un obiettivo comune. Bucchi ha sottolineato più volte che è proprio questo l'aspetto che contraddistingue i suoi calciatori: quindi non è "strano" vedere i subentranti spaccare le partite o chi sta in panchina andare a esultare come un matto al momento del gol. Sono elementi alla base di grandi successi che vanno ben oltre i semplici, seppur importanti, tatticismi.
Questo pomeriggio i giallorossi partiranno alla volta del Sannio, poi da venerdì cominceranno a lavorare in vista del Foggia. E' probabile che il tecnico cambierà ancora, facendo giocare la maggior parte di coloro che sono scesi in campo con la Salernitana. Torneranno freschi, ma con tre punti in più. Non chiamatelo turnover.
Ivan Calabrese