di Simonetta Ieppariello

Fine pena mai per Ciro Guarente l’assassino di Vincenzo Ruggiero, l’attivista gay ucciso e fatto a pezzi dall’ex militare della marina, per gelosia della sua compagna la bella trans Heven Grimaldi, che aveva ospitato la vittima nella sua casa di Aversa. Fu solo lui a premere il grilletto puntando la pistola su Vincenzo, nell’appartamento di Heven, mentre la trans era a Bari per lavoro. Poi prese quel corpo che venne sepolto in un garage di Ponticelli dopo averlo fatto a pezzi Successe in una notte di luglio del 2017.

«Ci sono voluti 14 mesi e 19 giorni per ottenere giustizia», dicono i genitori di Vincenzo, straziati dalla tragica fine del loro figlio. Guarente uccise accecato dalla gelosia che nutriva per Heven, la trans che aveva ospitato Vincenzo dopo che quest’ultimo aveva scelto di andar via dalla casa di famiglia di Parete. Ciro aveva mal digerito quella convivenza e per questo aveva discusso più volte con Heven. Poi, dopo l’omicidio, si era persino presentato a un matrimonio come se nulla fosse.

Fu lui, Ciro, ad avvolgere il cadavere in un tappeto e poi a nasconderlo in dei sacchi di spazzatura, caricarlo nel bagagliaio dell’auto e a trasportarlo, il giorno seguente, nel garage delle palazzine di Napoli-Ponticelli, dove costruì la sua tomba con calce e spatola da muratore. Forse Guarente sparò al volto di Enzo per renderlo irriconoscibile. Ipotesi.

Ieri l’assassino ha chiesto scusa. «Le scuse accetteremo solo quando Ciro Guarente collaborerà con la giustizia», fa sapere la madre della vittima, Maria Esposito. «Vogliamo i nomi dei complici - continua - di coloro che hanno aiutato Guarente dopo l’omicidio, quando il corpo di Vincenzo è stato deturpato in ogni modo, solo allora capiremo che il pentimento è veramente reale».

Oggi, la madre di Vincenzo si recherà al cimitero per piangere il figlio come ogni giorno, ma vuole i nomi di chi avrebbe aiutato il killer a far sparire quel corpo. In corte di Assise a Napoli, invece, c’è un altro filone del processo che vede imputato Francesco De Turris, pregiudicato di Ponticelli che avrebbe procurato l’arma del delitto a Ciro.

L’assassino dunque ieri ha letto anche una lettera di pentimento e scuse rivolta al papà, la mamma ed i due fratelli di Vincenzo presenti. Loro accetteranno le scuse solo se Guarente farà i nomi di chi lo ha aiutato: «solo quando chi ha ucciso Vincenzo collaborerà con la giustizia». Il corpo del ragazzo è stato oltraggiato e deturpato in ogni modo. In quel luogo buio il cadavere di Vincenzo fu fatto a pezzi, occultato e cosparso con acido muriatico e cemento fresco che hanno reso ancora più difficili le operazioni di recupero ed hanno fatto slittare i funerali del 25enne, celebrati solo nei primi giorni di luglio del 2018.