di Simonetta Ieppariello
Una vita intera condotta tra lavoro e famiglia quella di Pina che ha trovato la morte in una fredda mattina d’autunno in casa sua, sulla Collina Liquorini. La ricordano tutti in città, in Comune, nei luoghi che con infinita dedizione frequentava da sempre. Si spostava in città con quell’auto che quasi la rappresentava, segno e mezzo di un tempo passato. Giuseppina, Pina come la chiamavano tutti, andava fiera della sua Citroen C1 azzurra ultimo modello, che aveva sostituito la sua storica Prinz Nsu di colore verde. Impossibile non notarla.
Aveva perso il suo compagno di una vita circa nove anni fa, ma il suo amore per la vita non era mai passato. Si chiamava Luigi Galdi l’uomo che aveva sposato intorno ai cinquanta anni e come lei era un dipendente comunale. Lui a Solofra, lei impegnata nelle sue mansioni ad Avellino a piazza del Popolo, spostata anche in altri uffici periferici in cui veniva sempre richiesta quella sua naturale inclinazione all’assistenza, alla comprensione, al sociale. Un incarico di spicco il suo, Giuseppina era impiegata nell’ufficio di Vice segreteria comunale, ma c’erano stati gli anni nei servizi sociali e prima ancora la sua diretta dipendenza dall’Eca.
“Una donna buona, affabile, sempre generosa con tutti e disponibile con tutti - ricorda il suo ex collega e amico Andrea Massaro -. Con affabile generosità e dolcezza qualche volta portava qualche dolce che aveva preparato a casa. Con la riforma del 1971 dall’Eca era passata alle dirette dipendente del Comune di Avellino. Una risorsa inesauribile di dedizione e umanità, che Pina ha sempre profuso in ogni sua mansione. Una ragazza encomiabile, ricca di qualità umane e professionali. Tutti le volevano bene nel nucleo Ente Comunale di Assistenza e poi nel comune. In più uffici l’hanno amata. All’Anagrafe sempre apprezzata da colleghi e pubblico. La sua famiglia viveva a via Roma a pochi passi da casa mia, li conoscevo da sempre anche Luigi. Una tragedia che non mi aspettavo. Resto sgomento».
Prima di andare in pensione aveva lavorato nell’ufficio anagrafe, il suo ultimo incarico portato avanti con impegno e caparbia devozione fino all’ultimo giorno. Devota ai suoi genitori e alla famiglia Giuseppina era andata in pensione durante il governo Galasso. Non aveva avuto figli e il lavoro e la famiglia erano stati sempre al primo posto della sua vita.
Aveva lavorato anche nella storia sede di via Tagliamento del Palazzo, dove in tanti ricordano il suo certosino impegno nell’annotare le presenze e orari di ingresso. Piglio deciso ma contraddistinto da quell’innato senso umano l’hanno resa una donna autorevole ma al tempo stesso comprensiva e umana.
La sua straordinaria umanità l’avevano portata ad accogliere in casa quel fratello, Luigi, per mano del quale ieri Giuseppina ha trovato la morte.Vessata dalle continue richieste di denaro, forse, del fratello, ieri mattina in casa sua ha trovato la morte.
Erano sette i fratelli, ma di quella popolosa famigia in vita erano rimasti solo Giuseppina, Gennaro e Luigi, con Lucio.
La signora Giuseppina era la cugina di secondo grado del compianto Antonio Bellizzi, ex assessore comunale (il papà era cugino di Bellizzi) e del cardiologo Gennaro, primario all’ospedale di Ariano Irpino, e dell’ingegnere Mario, funzionario dei Vigili del Fuoco. Una faiglia in vista, particolarmente amata e stimata in città.
I giorni della sua pensione, di Pina, scorrevano simili e sereni. La spesa al mercato, le chiacchiere quotidiane con le amiche di sempre lungo il viale Italia.
Il luogo di ritrovo preferito era l’inizio della galleria verde, viale Italia, nei pressi della scuola Media Solimena. Luoghi, momenti e ritmi della vita di una signora perbene. Una vita, la sua condotta, con encomiabile e serafica serenità spezzati da un efferato omicidio avvenuto per mano di un fratello. Incredulità e stupore ad Avellino. La comunità si interroga su cosa sia scattato nella mente e nel cuore di Luigi, per portarlo ad una così tragica azione.