Avellino

 

 

di Luciano Trapanese

Tra la sfiducia a Ciampi (mancano le firme del gruppo Pd), il commissariamento e l'eventuale voto di primavera, resta un nodo assai difficile da sciogliere, quello del bilancio. Che in molti continuano a sottovalutare, ma che è decisivo per il futuro della città. Molto più – non ce ne voglia il sindaco – delle sorti dell'attuale esecutivo.

Si oscilla tra il predissesto e il dissesto. E non è una differenza da poco. I debiti del comune si aggirano sui 35 milioni, così avrebbe accertato il commissario ad acta Mario Tommasino. Il bilancio dovrebbe essere discusso e votato in aula prima del fatidico novembre, quando il Pd ha scelto di mettere la parola fine all'esperienza Ciampi (e quindi dopo le elezioni provinciali). Il sindaco è sereno rispetto allo strumento finanziario, «perché redatto da un organo terzo», e questo azzera eventuali responsabilità sui nuovi amministratori. Timore comprensibile, anche per l'onere elevato dei debiti e per le “inesattezze” già riscontrate dalla Corte dei Conti sul documento contabile presentato dalla giunta Foti. Se venisse votato sarebbe automatico il predissesto. In caso contrario, commissariamento e dissesto. Due ipotesi che hanno conseguenze gravi, ma diverse per gli avellinesi.

Il pre dissesto è un default morbido, ma non indolore. Il piano di riequilibrio dei conti dura dieci anni e concede la possibilità di accedere al fondo di rotazione (finanziamenti a tasso agevolato). Ma anche aliquote e tariffe locali al massimo consentito. La copertura integrale del servizio di smaltimento rifiuti e di acquedotto deve essere assicurato con i proventi della tariffa. Nel piano di riequilibrio è necessario dimostrare che gli oneri dei contratti abbiano adeguata copertura nel bilancio. In pratica: le somme che le società iscrivono a credito nei confronti dell'ente devono trovare corrispondente iscrizione fra i debiti del comune. Non si sgarra.

Se non si definisce un piano di rientro, scatta la tagliola degli interessi passivi sul debito: si accumulano giorno dopo giorno, anche se non si contraggono altri debiti. A quel punto l'unica soluzione e la rinegoziazione dei mutui: si dilatano i tempi di pagamento, ma aumentano anche rate e interessi. Più che una soluzione è un guaio.

Ma sarebbe anche peggio con il dissesto, soprattutto in materia contabile. Al Comune verrebbe chiesto di partecipare attivamente al risanamento adottando provvedimenti straordinari: sul personale e sui tributi. Tagli delle spese e aumenti delle imposte così radicali che il dissesto viene dichiarato solo quando è impossibile evitarlo e non si riesce a far fronte al pagamento degli stipendi dei dipendenti.

Due scenari dietro l'angolo. Entrambi possibili. Che contano molto più dell'insistenza dei 5Stelle do governare in netta minoranza o delle discutibili strategie dell'opposizione sulla sfiducia. Quei 35 milioni di debito sono il vero macigno per il futuro della città. Sarebbe il caso di iniziare a pensare come e quando affrontare quello scoglio. Con o senza l'esecutivo Ciampi.