Benevento

E siamo ai commenti, quelli a freddo. Dopo una serata storta, di quelle che però possono capitare in un campionato lungo come la cadetteria, indipendentemente dal nuovo format a 19 squadre. I giallorossi sono caduti per la prima volta al Vigorito per mano del Foggia. Più di un tifoso avrà pensato: ma proprio con loro doveva capitare? Eh sì, che non ci sia feeling tra le due tifoserie è fuori discussione, ma che oramai il popolo giallorosso sia cresciuto in termini di maturità è altra certezza. Basti pensare che è già sold out nel settore ospiti dello stadio di Pescara per la sfida di sabato. Dopotutto la squadra sannita ha dimostrato di avere le qualità per far bene in questo campionato e non una partita storta potrà far vacillare questa convinzione. Figlia anche delle parole di mister Bucchi. "Facciamo tutto noi, nel bene e nel male. Il Foggia ha mantenuto bene il campo, gestito qualche pallone ma i gol sono stati frutto di errori nostri individuali". Il tecnico non ha tutti i torti. Puggioni che sulla punizione di Kragl prende gol sul suo palo. Sempre Puggioni che non esce sul colpo di testa di Camporese. Galano che segna in contropiede per un pallone perso stupidamente da Viola in mezzo al campo nella fase di possesso. Mettiamoci pure l'arbitro che pur senza determinare il risultato con le sue decisione, ci mette il suo zampino in alcuni episodi. Perfetta è la disamina. A caldo, forse. Perché, lucidità vuole che gli errori individuali sono sempre figli di una mancata coralità di squadra. E' questa che non ha funzionato e che ha lasciato ai singoli l'incapacità di far bene come nelle altre partite. Un esempio? La sfida col Lecce. Tanti errori ma poi un pari frutto di un lavoro di squadra. Quando il Benevento si è messo a giocare, i pugliesi giallorossi con Lucioni a capo si sono dovuti arrendere. Quello che non si è visto nella serata di ieri. Ma perché? Per l'assenza di Tello? Per Asencio partito dalla panchina? Forse sì, o forse no. Di certo la presunzione è stato il peggior nemico di questa sesta giornata. Dopo la rete di Coda, la squadra si è adagiata pensando di aver già vinto, pensando ad una nuova goleada. Ma il gol di Kragl e di quel Foggia arrivato nel Sannio con la spada di Damocle della penalizzazione ha stordito i giallorossi. E' come quando il primo della classe si trova dinnanzi ad una domanda di cui non conosce risposta. State certi che quella interrogazione andrà male. Perché lo stupore annebbia la mente e nel caso dei calciatori anche le gambe. E poichè non sempre Bucchi può avere in tasca la giusta bacchetta magica, stavolta i cambi non hanno prodotto lo stesso effetto della prima giornata. Ma torniamo all'altro aspetto, quello delle pedine utilizzate. Non sarà stata l'assenza di Tello o di Asencio a determinarne la sconfitta ma una domanda è lecita: è davvero così irrilevante in termini di qualità cambiare ogni volta interpreti totalmente? Col Cittadella Bucchi ci ha visto lungo ed ora sarebbe troppo facile dire che col Foggia la motivazione della sconfitta possa risiedere nello stravolgimento, dopotutto era la stessa squadra che aveva piegato la Salernitana con due sole assenze. Un dubbio però sorge spontaneo, ma solo per riflettere e capire in vista del futuro. E se la squadra avesse comunque bisogno di una identità? Di un'ossatura da cui ripartire? Con l'eccezione di Cittadella?  Domande che giriamo con 'timidezza' all'ottimo Bucchi. Perché il tecnico ha già dimostrato di avere intelligenza, maturità oltre alle competenze giuste. Con un buon consigliere, il direttore sportivo Pasquale Foggia. Non una partita può cambiare l'opinione sul loro lavoro. Una cosa è certa: si aprono le scommesse su chi scenderà in campo sabato a Pescara. 

Slan