di Andrea Fantucchio
Cani mutilati per vincere le gare di bellezza. Operazioni rese possibili da falsi certificati rilasciati da veterinari compiacenti. Un giro d'affari di decine di migliaia di euro sul quale hanno acceso i riflettori diverse Procure italiane. Anche ad Avellino. Il sostituto procuratore, Teresa Venezia, ha firmato l'avviso di conclusione delle indagini per dieci persone. Maltrattamenti di animali, falsità materiale commessa dal privato e falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative: queste le ipotesi di reato contestate a vario titolo.
Per gli inquirenti gli indagati ricevano i cani da esposizione, quindi si attivava la “macchina operativa” che permetteva di rendere possibile le operazioni, giustificandole come indispensabili per la salute degli animali. Venivano tagliate code e orecchie ai cani. L'indagine parte nel 2014 e si prolunga fino al 2017. Gli animali arrivavano anche da altre città italiane come Roma e Udine: l'Irpinia era diventato un crocevia privilegiato per i proprietari degli animali che desideravano l'intervento “correttivo”. E poco importava se l'operazione creava atroci sofferenze ai cani, tutto passava in secondo piano rispetto alla prospettiva un lauto guadagno: i premi delle competizioni.
Una delle figure chiave dell'inchiesta è un 32enne di Avellino che avrebbe reso possibile diversi interventi Come quella volta che, a maggio del 2016, avrebbe realizzato, forse con l'aiuto di un complice ancora da identificare, una conchectomia bilaterale al cane di una 24enne. Oltre a produrre un certificato che giustificava l'operazione motivandola con “l'urgenza di salvaguardare la salute del cane”, poi ricoverato in ambulatorio con profonde lesioni. Sono sei gli interventi finiti nel mirino della procura avellinese, quasi tutti realizzati ad Avellino. Gli animali venivano quindi portati in studi veterinari per far suturare le ferite: alcuni certificati sono stati rilasciati a Monteforte Irpino, uno a Scafati e un altro a Tremonti.
La caudotomia e l'ochiectotomia - nome tecnico delle mutilazioni – sono vietate se non sorrette da motivazioni medico-veterinarie che salvaguardino la salute dell'animale. Ma trovata la legge, fatto l'inganno: dal 2011 è sufficiente proprio un certificato medico con relativa cartella clinica per giustificare l'operazione. Il mercato è rappresentato principalmente dagli American Staffordshire Terrier (Amstaff): una razza molto diffusa nelle esposizioni canine. Ma a volte, come rivelato dall'operazione “Dirty Beauty” della Procura romana, fra le “vittime” sacrificate sull'altare della bellezza figurano anche Dobermann e cani corsi. I preferiti per i concorsi nei quali, per inciso, i cani mutilati dovrebbero essere vietati, ma spesso la limitazione non viene applicata.
Nei prossimi venti giorni gli indagati potranno produrre memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dal pubblico ministero, quando saranno assistiti dagli avvocati Gerardo Santamaria, Carmine Danna, Pamela Borghese, Orlando Sasso, Liborio Cataliotti, Bruscino Napolitano e Francesca Summaria. Poi proprio il pm dovrà decidere se richiedere il rinvio a giudizio.