di Luciano Trapanese
Sulla questione Riace il sottosegretario Carlo Sibilia ha scritto un post (sul Blog delle Stelle), che – lasciatecelo dire – è privo di senso, va fuori tema e dimostra una sorprendente superficialità su una questione a dir poco rilevante.
Ha scritto, rispetto al caso di Mimmo Lucano, «che è finito il business dell'immigrazione», ha citato in proposito e a sproposito l'inchiesta Mafia Capitale, quella sul consorzio “Maleventum”, di un sistema criminale, di «un'economia che ha avuto ripercussioni folli».
C'è il sospetto che Sibilia non abbia neppure letto l'ordinanza del gip che ha disposto gli arresti per il sindaco di Riace. Che non abbia quindi preso visione della parte dove il gip fa a pezzi l'inchiesta della procura. Che abbia forse volutamente ignorato un aspetto non irrilevante: Lucano non ha distratto fondi, non si è riempito le tasche, non ha lucrato sul business migranti.
Per essere più chiari queste sono le parole del giudice per le indagini preliminari: «Pur volendo ipotizzare che fosse intenzione degli inquirenti rimproverare agli indagati l'affidamento diretto dei servizi, il riferimento a collusioni e altri mezzi fraudolenti si risolve in una formula vuota». Il magistrato scrive anche di «errori grossolani» da parte degli inquirenti, di «testi inattendibili», di «indagini non approfondite», di «carenza di riscontri».
Lucano è indagato per aver organizzato un matrimonio di comodo (per evitare l'espulsione di una nigeriana), e di irregolarità nell'affidamento del servizio di raccolta rifiuti in paese gestito da immigrati e gente di Riace.
Reati che, se confermati, porteranno Lucano a processo. E in quella sede dovrà eventualmente risponderne. Ma che nulla hanno a che fare – come invece dice Sibilia - «con il business dell'immigrazione» e con vicende tipo Mafia Capitale e neppure con le storiacce che coinvolgono molte cooperative che gestiscono centri di accoglienza.
Confondere questioni diverse, aumentare la già enorme confusione sull'immigrazione, intorpidire il dibattito e ridurlo al solito elenco di slogan, non è quello che dovrebbe fare un alto esponente del governo.
Chiaro che Riace e il suo modello di integrazione, non siano ben visti, in particolare dalla Lega. Chiaro che si aspettava la prima crepa per tentare di farlo a pezzi. Del resto lo stesso Sibilia ricorda di aver azzerato tutti i fondi per Riace. Ma confondere i centri di accoglienza, quell'assurda speculazione (favorita dall'inerzia di un Pd che sul tema si è girato dall'altra parte), il business selvaggio sulla pelle degli immigrati, con l'esperienza di Riace e con gli Sprar, è almeno superficiale. E preferiamo ritenere che si tratti di una “leggerezza”, seppure grave, visto il ruolo. Una analisi affrettata. Piuttosto che ignoranza o – peggio ancora – di una lettura parziale e di parte solo per sostenere delle tesi, mettendo da parte pezzi rilevanti di verità. Gli slogan non servono, il Paese – sulla questione migranti, ma non solo – ha bisogno di sentire parole ponderate e chiare. Non analisi fuorvianti. Si può anche non essere d'accordo con il modello Riace, ma se si decide di contrastarlo, lo si faccia nel nome e per conto di una visione diversa, e non sulla base di ricostruzioni mediatiche prive di fondamento.