di Andrea Fantucchio
Un colpo di scena sorprendente. Le intercettazioni sull'ex manager di Acs, Amedeo Gabrieli, relative all'accusa di corruzione, sono inutilizzabili. La questione sollevata dall'avvocato, Gerardo Di Martino, è stata accolta in pieno dai giudici. Proprio quelle intercettazioni rappresentavano uno dei pilastri dell'indagine sulla partecipata del Comune di Avellino.
L'avvocato di Gabrieli aveva motivato la contestazione, riferendosi all'inchiesta del 2013 per abuso d'ufficio. Ogni sei mesi la Procura può rinnovare le indagini fino a un massimo di due anni. La scadenza prevista, nel caso di Gabrieli, era il 18 aprile del 2015. Eppure, oltre un mese dopo, l'ex manager di Acs viene iscritto nel registro degli indagati per corruzione. Sulla base di tre testimonianze raccolte proprio dopo il 18 aprile (nel corso della prima indagine) e quindi inutilizzabili. Le intercettazioni, autorizzate alla luce del nuovo reato (proprio la corruzione), non sono adoperabili nel processo. I giudici ribadiscono la decisione, chiarendo come le tre persone che hanno fatto scattare l'inchiesta per corruzione siano state interrogate durante la prima indagine e a termini scaduti.
L'eccezione è stata accolta per il solo Gabrieli. I magistrati, invece, hanno autorizzato l'uso delle intercettazioni per gli altri dieci imputati. Tutti iscritti successivamente rispetto all'ex manager di Acs. Così come chiarito dalla documentazione prodotta dal pubblico ministero, Vincenzo D'Onofrio. I giudici Sonia Matarazzo, Pier Paolo Calabrese e Gennaro Lezzi hanno nominato per la trascrizione delle intercettazioni il perito, Roberto Porto.
Il processo scaturisce da un'inchiesta che mirava proprio a scoperchiare un presunto sistema di corruzione elettorale intorno alla Acs. Dopo l'udienza di oggi, proprio l'impalcatura sulla quale poggia l'accusa di corruzione ha ricevuto un importante e forse decisivo scossone alle fondamenta.