Lui sostiene che all'epoca - il 2014- era convinto di poter imprimere una svolta alla sua vita, riempiendola della compagnia di una donna. In cuor suo, chissà, sperava forse di aver finalmente trovato l'anima gemella, per questo aveva accettato di conoscerla e convolare con lei a nozze in Marocco.
Un rapporto finito male, e magari fosse soltanto questo. Perchè lui, un 46enne di Vitulano, si è trovato invischiato in un'indagine che lo accusa di aver contratto quel matrimonio in cambio di denaro, per consentire l'ingresso in Italia della straniera.
Sono i termini di un'inchiesta per la quale il sostituto procuraatore Miariam Lapalorcia, ora a Foggia, ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone, due delle quali – una 35enne ed una 42enne di nazionalità marocchina – sono irreperibili. Le altre - un 51enne ed un 59enne -risiedono, rispettivamente, a Castel San Giorgio, in provincia di Salerno, e, come il 46enne, a Vitulano.
Nel mirino degli inquirenti il sistema attraverso il quale sarebbe stato favorito l'accesso al nostro Paese di cittadini stranieri. In che modo? Organizzando matrimoni fittizi che sarebbero serviti al ricongiungimento familiare. Il tutto in cambio di cifre che sarebbero state versate agli intermediari, che ne avrebbero poi girato una quota a coloro che erano disposti a sposarsi con donne provenienti dall'estero. Matrimoni celebrati in Marocco, poi l'arrivo in Italia e le richieste di permesso di soggiorno per motivi familiari presentate presso gli uffici competenti e del cui andamento si sarebbe occupato il 59enne di Vitulano.
L'udienza preliminare era in programma questa mattina, ma è slittata al 14 dicembre, quando il gup Maria Ilaria Romano deciderà se spedire a processo, o prosciogliere, gli imputati, difesi dagli avvocati Antonio De Donato, Fernando Scaramozza, Enzapaola Catalano, Raffaele Scarinzi e Danilo Riccio.
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