di Andrea Fantucchio
Nessuno di loro, forse, finirà un best-seller di successo come "Papillon", soprannome di Henri Charrière, criminale e poi ottimo romanziere francese, specializzato in evasioni dalle carceri di massima sicurezza, ma di certo la loro fuga dal penitenziario di Avellino, anche per la sua singolarità, nel capoluogo irpino ha “fatto storia”.
Ora per due dei quattro uomini, fermati nel dicembre del 2012, si è arrivati al primo epilogo giudiziario: sono stati condannati a quattro anni di reclusione, nonostante lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato, del quale si sono avvalsi, C.V., 32 anni, di Vico Equense (avvocato Giuseppe Ricciulli) e F.B., 40 anni, di Mesagne a Brescia (avvocato Gianfrancesco Castrignanò). Entrambi avevano la recidiva sia per il reato di evasione sia per quello il furto: agli imputati erano infatti contestati due episodi successivi alla fuga dal penitenziario.
Per i due presunti complici, un 53enne di Crotone e un 34enne di Bari, si procederà con il processo ordinario. La prima udienza è prevista il prossimo 4 dicembre, dinanzi al giudice di Avellino Giulio Argenio, quando gli imputati saranno rappresentati dagli avvocati Giovanna Perna, Domenico Sirianni e Michele Fratello.
La fuga dal carcere di Avellino risale alla notte fra l'11 e il 12 dicembre del 2012. Secondo gli investigatori i quattro uomini avevano rimosso una soglia di marmo dalla finestra del bagno della cella dove erano detenuti. E, rompendo diversi mattoni, erano riusciti a creare una apertura nel muro perimetrale del penitenziario. Durante la fuga – poi – avrebbero rubato prima una Panda in via Contrada Sant'Oronzo, per poi abbandonarla e procedere a bordo di un Doblò sottratto dall'area di sosta di un bar del Comune di Lauria in Basilicata. Alla fine erano stati tutti catturati. Il 34enne di Bari è stato già giudicato per l'evasione e per in furto a Lauria dal Tribunale di Lagonegro, dovrà perciò solo rispondere di aver rubato la Panda ad Avellino.