Ricorsi, risse e aggressioni. Nelle ultime due settimane il calcio dilettantistico sannita ha mostrato il suo volto peggiore. Il tutto nelle battute finale dopo un'intera stagione fatta di civiltà, sana rivalità e belle sfide. Forse è il caso di fare un passo indietro, piccolo ma deciso. Non fanno bene azioni del genere, non fa bene insinuare pensieri di complotti o dietrologie che possono solo minare la tranquillità di campionati che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, hanno in se una denominazione specifica: dilettanti.
TERZA INCANDESCENTE - I colpi proibiti nella sfida tra Casalbergo e Atletico, il ricorso della formazione beneventana hanno solo dato il via a questa serie di eventi che hanno sconvolto questo fine settimana. Un botta e risposta senza esclusioni di colpi, una battaglia per decidere chi ha preso il primo schiaffo e chi lo ha ricevuto, ognuno a difendere le proprie posizioni, quando il problema principale è che è partito uno schiaffo (anzi più di uno). Esiti del campionato congelati in attesa di decisione, intanto escono le decisioni del giudice sportivo solo in termini di sanzioni e squalifiche. Manca la cosa più importante, l'esito finale, la decisione. E certo non aiuta la sospensione della sfida tra Arpaise e Sporting Pago. Da capire se la gara può essere considerata conclusa o meno, da capire che ne sarà di quest'altra mezza rissa accaduta dopo il vantaggio dei padroni di casa. La conseguenza di tutto ciò è solo dilatare i tempi, aspettare per poter giocare i play off e allontanare la gioia per una promozione da conquistare dopo mesi di sacrificio. Se non è un'ingiustizia questa, poco ci manca. Ingiustizia per gli appassionati, i paesi coinvolti, le altre squadre che devono attendere per capire.
ATTACCO SOCIAL - E questo incrocio tra Atletico, Casalbergo e Pago ha dato il via a una serie di cattivi pensieri, frasi gridate e mezzo social, botta e risposta antipatici che non fanno altro che accendere gli animi in vista di una lotteria che deve ancora cominciare ma che si preannuncia già bella calda. E non parliamo di clima. Non giova a nessuno, alle società, ai giocatori, agli arbitri, contro i quali viene spesso puntato il dito, il più delle volte a torto. La continua opera che porta a trovare il colpevole fa pensare che non si tratti di una gara di calcio, quanto a un gioco nel quale c'è uno che racconta la trama di un giallo e gli altri devono indovinare chi ha ucciso la contessa. Secondo le persone che gravitano in questo mondo del dilettantismo, l'equazione è semplice: è sempre il maggiordomo (l'arbitro). Senza appello. E allora, comprendendo anche la posizione delle persone coinvolte, non serve puntare il dito se non a far precipitare una situazione che è già in bilico.
POTEVA FINIRE COSI'? - Assolutamente no. Mancava l'aggressione in questo finale di stagione. Ormai essere semplici spettatori di una gara non può far sentire al riparo nessuno. Ormai la sensazione è che non conta scambiarsi opinioni, conta solo ed esclusivamente far valere la propria forza (di gruppo) nei confronti di un singolo, reo (?) di svolgere il proprio mestiere con una professionalità fuori dal comune. Lo sport dilettantistico è il terreno sul quale ci si muove, un terreno minato, perchè la tendenza è quella di colpire chi fa cronaca di eventi e non rispondere ad accuse. In poche parole: non è più un problema se Tizio parla male di Caio, semmai il problema è che Sempronio ha scritto che Tizio parla male di Caio. Una rivoluzione totale che porta ad aggressioni come quella subita a Puglianello da Billy Nuzzolillo. E allora conviene realmente fare un passo indietro. La crisi del calcio, i campi vuoti, una provincia che fa difficoltà ad emergere parte da situazioni come queste. E' difficile appassionarsi, quando si parte un pomeriggio per assistere a Puglianello – Virtus Goti e si chiude la giornata all'ospedale invece di fermarsi a un bar davanti a un caffè per parlare di quanto visto e per darsi appuntamento alla prossima, della bella stagione della Virtus Goti e di quella vecchia (non la prenda male) volpe di Magliulo. Una visita guidata, ma non cercata, all'ospedale di certo non aiuta ad affezionarsi ai tanti personaggi, alle tante storie, che riempiono i pomeriggi di questo bistrattato calcio dilettantistico.
Fabio Tarallo