di Luciano Trapanese
Ma è possibile immaginare un trasporto pubblico gratuito in città? E come cambierebbero Avellino, Benevento, Salerno o Caserta (Napoli è troppo grande per una ipotesi di questo tipo), se i bus non fossero più a pagamento?
Se si considera quello che sta accadendo altrove – in 57 di città europee -, è più facile immaginare. Le conseguenze potrebbero essere molto simili. Tutte positive.
Prima bisogna rispondere a una domanda: ma il mancato pagamento del biglietto quanto introito ha tolto alle aziende di trasporto pubblico? Non troppo, i biglietti incidevano non più del dieci per cento sul fatturato complessivo. Molto probabilmente la percentuale non dovrebbe essere dissimile da noi. La gratuità non toglie quindi – soprattutto nelle città medio piccole – introiti così importanti. Soprattutto rispetto ai vantaggi. Che vedremo subito.
La città più grande ad aver istituito il bus gratis è stata Dunkerque, in Francia, che ha 200mila abitanti. I passeggeri sono aumentati del 50 per cento nel complesso e su alcune tratte dell85. Un incremento notevole, che ha inevitabilmente ridotto e di molto il traffico automobilistico. Con conseguenze positive, sia per l'inquinamento, sia per la vivibilità. Gli amministratori hanno anche aumentato le linee degli autobus e realizzato corsie speciali nel centro. La flotta è stata portata da 100 a 140 autobus, compresi i nuovi veicoli, più ecologici, che funzionano con gas naturale.
E se i mezzi pubblici venivano utilizzati solo da studenti, anziani e da chi non poteva permettersi una automobile, ora li prendono tutti. Ma non solo. «Prima, quando pagavano – hanno raccontato al Guardian gli amministratori locali -, era un servizio e loro i clienti. Contribuivano solo per il 10 per cento del costo di gestione, ma pensavano fosse loro. Ora è un servizio pubblico, e lo guardano in modo diverso. Dicono “buongiorno” all'autista, parlano tra loro. Stiamo cambiando la percezione e vivacizzando la città. Stiamo reinventando lo spazio pubblico...»
Per rientrare dei costi, alcune città hanno inserito una “tassa trasporti” annuale, anche cinque, dieci euro a residente. In altre non c'è stato bisogno: hanno attivato una serie di iniziative commerciali legate ai bus (oltre alla vendita delle pubblicità sui mezzi, che diventano più interessanti con l'aumento dei passeggeri). A Dunkerque molti bus hanno anche il wifi, si programmano dibattiti, musica e si invitano celebrità occasionali a bordo. Ma non solo. Sui pullman anche giochi interattivi, schermo quiz e una fotocamera selfie. Da semplice mezzo di trasporto a mezzo di socializzazione. E tutto rinunciando al 10 per cento (che rientra con quella mini tassa trasporti, laddove c'è).
Gli amministratori della città francese così spiegano: «Siamo stati pragmatici: abbiamo valutato i vantaggi del trasporto gratuito confrontandoli con gli svantaggi e abbiamo deciso che sette milioni di euro (nelle nostre città sarebbe molto meno ndr), non sono molto per pagare tutti i benefici. Non si può dare un prezzo alla mobilità e alla giustizia sociale».
Ora, in una città come Avellino, sarebbe possibile una scelta di questo tipo? Riteniamo di sì. I mezzi pubblici non sono molto usati (se si escludono le solite categorie, studenti e pendolari senza auto), la città è piccola (un quarto rispetto a Dunkerque), e “collegarla” in modo efficace con i mezzi pubblici non è proprio un'impresa. Ma serve una volontà politica e una coraggiosa scelta di campo. I vantaggi li immaginate tutti: riduzione dell'inquinamento, del traffico, del solito caos parcheggi. Forse vale la pena. Almeno di pensarci.