di Siep

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Napoli, coordinato dalla Procura, ha eseguito 15 misure cautelari, una delle quali in carcere, nell'ambito di un'indagine sui concorsi "truccati" per volontario in ferma prefissata di 4 anni (VFP4) che consentono di accedere alle forze armate e di polizia. Tra i destinatari anche un generale dell'Esercito in pensione L. M., titolare di una scuola di formazione, coinvolta nell'inchiesta, che è stato messo agli arresti domiciliari. 

«Saranno presi tutti i provvedimenti necessari per tutelare le forze armate»: lo assicura lo Stato maggiore della Difesa a proposito dell'inchiesta della Procura di Napoli sul «sistema fraudolento che sarebbe stato utilizzato per superare le prove del concorso del 2016 per Volontari in ferma prefissata quadriennale nelle Forze armate». Lo Stato maggiore della Difesa premette che, «fin dall'avvio dei primi accertamenti» della Guardia di Finanza, «erano stati assunti con immediatezza alcuni provvedimenti per impedire il ripetersi di tali illeciti, senza andare ad inficiare le delicate indagini disposte dalla magistratura».

«Nel rinnovare piena collaborazione e disponibilità alla Procura per fornire ogni ulteriore elemento che sia ritenuto utile al fine di fare piena chiarezza sulla vicenda, lo Stato Maggiore della Difesa - si legge in una nota - si appresta a intraprendere tutti i provvedimenti possibili nei confronti dei militari e dei civili della Difesa coinvolti, nonché a valutare le necessarie misure di autotutela verso quei militari che risulterebbero vincitori di concorso grazie a questo sistema fraudolento e illecito».

Il blitz della polizia tributaria della finanza si è tenuto al termine delle indagini condotte sui concorsi per l’accesso nei ranghi di esercito e di altri corpi militari. Un ufficiale in cella e quindici soggetti (tra cui tecnici informatici, ingegneri e civili cittadini) ai domiciliari. 

Associazione per delinquere, corruzione, rivelazione di atti coperti da segreto d’ufficio, ma anche millantato credito, truffa aggravata ai danni dello Stato, millantato credito, ricettazione.
Sono queste le accuse mosse nei confronti di alcuni ufficiali dell’esercito finito al centro di una inchiesta sul traffico di informazioni per facilitare l’accesso nei ranghi dei carabinieri, aeronautica militare, Marina militare e capitaneria di porto.