di Luciano Trapanese

A Napoli sta per iniziare “Canapa in Mostra”, la fiera internazionale dedicata alla marijuana (light) e a tutti i suoi usi, anche industriali. Nei giorni scorsi il Canada è stato il primo grande Paese a legalizzare l'erba a scopo ricreativo. Nel frattempo il business è in grande crescita ovunque, con la conseguente creazione di migliaia di posti di lavoro. Così come la consapevolezza, ormai acquisita, del fallimento di tutte le politiche proibizioniste, in Italia (dati Istat: quattro milioni di consumatori), come altrove. E, infine, è stata più volte ribadita – in particolare dall'Antimafia – l'opportunità di liberalizzare la canapa per indebolire il narcotraffico e liberare centinaia di uomini delle forze dell'ordine per impegnarli, sempre sul fronte antidroga, ad arginare il ben più preoccupante traffico di cocaina, il ritorno mortale dell'eroina e la crescita esponenziale del consumo di droghe sintetiche.

Ma sul fronte “legalizzazione”, tutto tace. Nella precedente legislatura la proposta è stata inesorabilmente affossata. Nell'attuale “contratto” di governo non ce n'è traccia, anzi, molti esponenti leghisti ritengono sia da valutare l'ipotesi di vietare anche la cannabis light, una decisione che, se presa, renderebbe fuorilegge la mostra napoletana, provocherebbe la chiusura di centinaia di negozi e la perdita – tra indotto e produttori – di migliaia di posti di lavoro.

Il dibattito sul tema è dunque spento, almeno in Italia. Del resto, se non c'è neppure lo spiraglio per avviare di nuovo un percorso che regoli (anche con norme stringenti), la legalizzazione della cannabis, è anche difficile parlarne. Ma restano i numeri. E la crescita esponenziale del mercato, fosse anche per l'uso medico, industriale o per la light (marijuana con un tasso di thc, il principio attivo stupefacente, prossimo allo zero).

La rassegna napoletana è una occasione per rimettere al centro, almeno per tre giorni, una questione che divide, spesso in modo ideologico, il Paese. Da una parte i sostenitori della liberalizzazione, che esaltano, forse esagerando, le mille virtù della pianta. Dall'altra gli oppositori ad oltranza, che ne aumentano in modo deciso la presunta pericolosità sociale, ricordando un vecchio e indimostrato ritornello: si parte dall'erba si arriva al buco.

Come al solito una discussione che si muove da questi estremi non va lontano. Più pragmaticamente si ritiene che la legalizzazione possa portare vantaggi alle casse dello Stato, un po' di occupazione, un colpo duro al crimine organizzato, e non possa incidere più di tanto sulla salute dei cittadini: difficile che si superi l'attuale soglia dei quattro milioni di consumatori abituali.

A Napoli, da venerdì 26 ottobre e fino alla domenica successiva, saranno presenti negli spazi della Mostra d'Oltremare, ben 150 espositori. Il 30 per cento in più della passata edizione. Si punta a superare il record della diecimila presenze. Ci saranno imprenditori provenienti da tutta l'Europa e il Nord America (la marijuana è legale in molti stati Usa, come la California e il Colorado). Insomma, non è solo un interesse di nicchia, ma qualcosa di molto più: è un evento capace di mobilitare migliaia di giovani e non solo.

Saranno esposti tutti i prodotti realizzati con la canapa. Da quelli alimentari (pasta, farina, dolci e gelati), alle bevande (vino e birra), a quelli cosmetici. Senza dimenticare i materiali utilizzati per la coltivazione.

L'obiettivo della mostra è quello di «promuovere, comunicare, formare, sensibilizzare, avvicinare – come dicono gli organizzatori - e rendere partecipe il pubblico rispetto alle innovazioni e ai progressi riguardanti l’industria della canapa. Un evento principalmente educativo, che attraverso l’esperienza delle principali aziende di produzione e trasformazione della canapa punta a illustrare ai visitatori i tantissimi benefici per l’uomo e per l’ambiente».

Una rassegna che servirebbe anche a chi manifesta pregiudizi su una pianta per anni demonizzata, ma che ha una tradizione forte nel nostro Paese: i vecchi contadini utilizzavano il cosiddetto “canapone” per legare le fascine. Pianta che cresceva selvaggia nelle campagne italiane e soprattutto al Sud. Forse andare a Napoli per vedere da vicino gli utilizzi della cannabis, il numero di aziende che sono nate intorno a svariati e fantasiosi progetti, i posti di lavoro creati, l'indotto sempre più consistente, potrebbe almeno suggerire una visione meno rigida sull'eventuale legalizzazione. O comunque, in caso contrario, la convinzione di proibirla avrebbe qualche base più solida dello sterile preconcetto.