di Marco Festa
“Non possiamo permetterci certe assenze.” Ed ancora: “Molte volte si sottovaluta ciò che dico. Piuttosto si fa attenzione a come lo dico. Bisogna ascoltare le parole di una persona che vi ha sempre parlato di difficoltà, ma che sono state puntualmente snobbate.” Nelle parole di Archimede Graziani, pronunciate dopo il 3-0 incassato dal Flaminia, c'è l'estrema sintesi di ciò che, in fondo, non è mai stato un mistero per il Calcio Avellino. Ed è ormai pienamente conclamato: a dicembre occorrerà intervenire in maniera significativa sull'organico, messo insieme, giocoforza, in fretta e fuoria la scorsa estate, senza farsi prendere dallo “shopping compulsivo”.
Adesso, però, è palese. Servono rinforzi. Mancano ricambi all'altezza degli over: fuori Gerbaudo, Matute e Sforzini, in un solo colpo, ai quali si è aggiunto De Vena in corso d'opera - si teme il riacutizzarsi del problema alla caviglia sinsitra - il tasso di esperienza e qualità è crollato in maniera verticale; non meno allarmante il capitolo under, innanzitutto sotto il profilo della personalità: approcci spesso molli alle gare, incapacità di reagire a situazioni sfavorevoli, limiti tecnici in alcune circostanze ai limiti dell'irritante.
Il primato in classifica nel girone G, pur meritato sul campo ma ieri nuovamente perso, si è rivelato fumo negli occhi spazzato via dalla dura realtà della Serie D. Il terzo posto in condominio con il Monterosi suona come un campanello d'allarme per ricordare che, semmai ci fossero stati dubbi, non si potrà eludere l'investimento necessario per attuare la strategia di rafforzamento già programmata.
Ma fino a dicembre, intanto, bisognerà continuare a giocare. Evitando altre figuracce e mantenendosi, con le unghie e con i denti, aggrappati al treno di testa. E allora, vere le parole di Graziani, ma vietati gli alibi. In primis per il mister, non di meno per il direttore sportivo Musa e la proprietà: perché alle difficoltà sopra citate devono corrispondere contromisure. Anche osando in termini tattici, tornando brevemente al capitolo relativo all'allenatore; non rassegnandosi alla riproposizione, routinaria, del 4-4-2 senza tenere in considerazione le defezioni d'organico e, non di meno, l'assetto degli avversari. I bonus sono già esauriti. Contro il Sassari Calcio Latte Dolce il riscatto è d'obbligo. Senza “se” e senza “ma”. Serve equilibrio per tenere lontane le isterie, ma anche una seria presa di coscienza che indossare la maglia biancoverde impone una grande responsabilità. Onori ed oneri. Il Calcio Avellino, pressoché conclusa la propria fase di rodaggio in tutte le sue componenti, deve al più presto prendere coscienza di rappresentare un popolo che ama e di conseguenza pretende. Va assorbita, celermente, una mentalità diversa e darle modo di mettere radici nello spirito con cui ci si allena e si va in campo. Perché un incidente di percorso può capitare, come a Fregene. Due incidenti pongono riflessioni sulla tenuta della "macchina".. E, dunque: guai ad abituarsi a reputare contemplabili prestazioni così. Oltre ogni problematicità.