di Andrea Fantucchio
Depressione. Ecco su cosa ha puntato la difesa per ottenere una assoluzione inattesa. Alla luce di un sequestro che sembrava aver messo l'imputato, 52enne avellinese, con le spalle al muro. A febbraio del 2017 le forze dell'ordine, durante una perquisizione domiciliare, avevano trovato in casa un panetto e alcune “stecchette” di hashish poggiate su un termosifone, riscaldate e pronte a essere sciolte: prove che erano valse una indagine e poi un processo per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Alle spalle il 52enne aveva già un “curriculum di tutto rispetto”, legato alla vendita di droga. Ma questa mattina il giudice, Gennaro Lezzi, lo ha assolto: "il fatto non sussiste". Il magistrato ha inoltre revocato l'obbligo di dimora al quale l'imputato era sottoposto.
Decisiva si è rivelata la linea difensiva sostenuta dall'avvocato Gerardo Santamaria. Il legale, grazie anche a una ampia documentazione, ha dimostrato come il suo assistito fosse stato in cura per una forte depressione. Proprio il suo stato di salute lo avrebbe spinto ad aumentare l'assunzione di sostanze stupefacenti delle quali già era consumatore cronico: quel "fumo" era, insomma, un antidepressivo.
Il legale ha poi focalizzato l'attenzione sull'assenza di elementi riconducibili all'attività di spaccio: non erano stati sequestrati né bilancini di precisione né buste per il confezionamento dell'hashish. Tutto suggeriva che la droga fosse proprio per uso personale. Una ricostruzione che ha convinto il giudice: nonostante il parere contrario del pubblico ministero, è così arrivata l'assoluzione.