Avellino

 

 

di Luciano Trapanese

Caos totale nel comune di Avellino. Tutti contro tutti, sullo sfondo c'è la mozione di sfiducia dell'opposizione, i conti in rosso (che più rosso non si può), le elezioni provinciali e la proposta del sindaco di dichiarare dissesto. Armi improprie per chi cerca lo scontro. E scontro sarà.

L'appello del sindaco Ciampi a un «governo di solidarietà», cadrà nel vuoto. Per il «no» secco e prevedibile dell'opposizione. Un «no» che era stato messo in preventivo dall'esecutivo 5Stelle, che ha subito alzato il tiro, proponendo il dissesto.

C'è chi, come il consigliere Luca Cipriano, ritiene che questa «irrituale» proposta di dissesto, sia stata avanzata solo «per cercare lo scontro».

Ma perché sarebbe irrituale? Lo spiega proprio l'esponente di “Mai più”, al termine di una riunione dei capigruppo vissuta all'insegna dell'altissima tensione: «Il sindaco ci ha comunicato la volontà di procedere con il dissesto, ma non è stata esibita la relazione dei revisori dei conti, non c'è neppure la delibera di giunta, e non c'è neanche chiarezza sull'entità del debito del comune. Cosa dovremmo votare? Una pratica che definire incompleta è dire poco? Il dissesto è una cosa molto grave, peserà sulle spalle dei cittadini, potrebbe anche avere risvolti penali, e nonostante tutto, viene evocato senza esibire alcun documento». Ma che la situazione debitoria dell'ente sia grave nessuno ha dubbi. Lo ammette lo stesso Cipriano: «Anche in campagna elettorale abbiamo chiesto una operazione trasparenza sui conti del comune.La situazione è a dir poco complessa. La mole dei debiti è elevata, e c'è una pesante difformità tra i numeri che circolano oggi e quelli che Foti e la sua amministrazione hanno raccontato alla città. E' anche vero che il ragioniere capo del comune, Marotta, non concorda con le conclusioni di Ciampi e dei suoi tecnici».

Ma sulla mozione di sfiducia, dissesto o non dissesto, «non ci spostiamo di una virgola», aggiunge Cipriano. «Il sindaco non ha fatto niente per evitarla, alternando promesse e ammiccamenti a pugnalate alle spalle, buoni propositi a scelte sconcertanti. Ora deve produrre i documenti necessari per consentire al consiglio di valutare la proposta di dissesto. Vedremo il 5 novembre».

Già il dissesto. I numeri non sono ancora molto chiari. L'assessore Forgione ha puntato il dito soprattutto sul contenzioso (20 milioni), sui debiti spalmati negli anni, sulla verifica dei debiti fuori bilancio. E ha tratto una conclusione: «Se non si dichiara dissesto il profondo rosso continuerà a crescere e ricadrà sulle spalle di tutti gli avellinesi». In pratica: rinviare non farà che provocare ulteriori danni.

Soluzioni alternative? Nessuna, a detta dei tecnici del sindaco. C'è stata una chance, nel 2014, quando due assessori della giunta Foti, Paolo Ricci e Annamaria Manzo, proposero il pre dissesto, proprio dopo aver valutato la situazione debitoria e l'esistenza di ben dodici milioni di beni pignorati. Quei due assessori, dopo il no degli altri componenti della giunta, si dimisero. Ebbene, quella potrebbe essere stata l'ultima concreta possibilità del comune di percorrere la strada del riequilibrio di bilancio senza dover ricorrere alla scelta draconiana del dissesto. Ora sembra troppo tardi.