di Andrea Fantucchio
«Quando mio marito è stato assunto, ci eravamo sposati da poco. Eravamo molto giovani. Perciò mi sembrò di aver toccato il cielo con un dito: pensavo che avrebbe avuto un lavoro fisso. Un futuro solido». Rosaria Azzarello lo ha raccontato ai giudici nel processo sull'ex Isochimica, prima di spiegare come si è ammalata di sarcoidosi, una grave infiammazione ai polmoni probabilmente causata dall'amianto, lei che in quella maledetta fabbrica di Avellino non ha mai messo piede. E che ha avuto la sola “colpa” di lavare i panni e poi le tute da lavoro del marito, Michele Aversa, lui sì operaio dell'ex Isochimica, uno dei tanti costretto a convivere con le patologie causate dall'inalazione di amianto. Il metallo killer che – come ricordato da tanti testimoni ascoltati nel processo – veniva scoibentato a mani nude e senza alcuna protezione. Solo qualche giorno fa si è spento – dopo una lunga lotta con la malattia - Umberto Carpentieri, la ventiseiesima vittima della fabbrica della morte. Era una delle oltre duecento parti offese nel processo a carico di ventisette persone accusate, a vario titolo, di omicidio colposo plurimo, disastro ambientale, omissione in atti d'ufficio.
Rosaria ha ricordato: «Io lavoravo per l’associazione del notariato, in un deposito di bevande. Non sono mai stata esposta all'amianto, tranne quando lavavo gli indumenti di mio marito. Eppure oggi convivo con una malattia che peggiora giorno dopo giorno. Dovrò tornare a Siena per una tac».
Durante le visite che hanno preceduto un primo intervento, la testimone ha scoperto di avere nei polmoni oltre 1100 fibre di amianto per metro cubo. Ed è stata costretta a una terapia con il cortisone e controlli semestrali. Di malattie asbesto-correlate, contratte anche dai familiari dei lavoratori, ha parlato il docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, il professore Umberto Moscato, che nella scorsa udienza ha spiegato come «tutti i lavoratori della ex Isochimica sono in pericolo di vita».
Moscato si è occupato con il collega Gualtiero Ricciardi di redigere la perizia sugli effetti prodotti dall'inalazione di amianto sulla salute dei lavoratori. Oggi la difesa ha provato a “farlo cadere”, in un serrato contro-esame affidato, in larga parte, agli avvocati Alberico Villani e Quirino Iorio.
Il professore ha confermato che l'Asl avrebbe svolto una sorveglianza sanitaria “apparentemente congrua”. E ha aggiunto: in fabbrica non c'erano presidi di sicurezza e per un periodo non si utilizzavano aspiratori, per rendere meno volatile l'amianto, e altre protezioni. Villani si è focalizzato sulla posizione del suo assistito, l’Ingegnere Vincenzo Izzo, asserendo come la responsabilità delle sicurezza e della salute dei lavoratori – secondo la normativa dell'epoca – andrebbe attribuita all'imprenditore mercoglianese e proprietario della fabbrica, Elio Graziano, deceduto prima della fine del processo. Moscato ha detto che allora non c'era un dirigente specifico per la sicurezza e quindi la responsabilità potrebbe essere attribuita proprio al proprietario dello stabilimento.
Il procuratore capo, Rosario Cantelmo, e il sostituto, Roberto Patscot, nonostante l'opposizione dell'avvocato Silvia Massi, rispetto alle responsabilità civili di Rete Ferroviaria Italiana (ex ferrovie dello Stato), hanno deciso di rinunciare a trentasette testimoni ritenuti superflui: per dare una “accelerata” al processo. Nelle prossime udienze è prevista l'escussione del consulente tecnico della Procura di Avellino, il dottore Giovanni Auriemma, che si è occupato di redigere la perizia relativa ai danni ambientali prodotti dall’attività dell’Isochimica e sugli interventi di sicurezza.
Questa mattina sono state acquisite, con il consenso delle parti, le sommarie informazioni di alcuni ex operai ascoltati in fase di indagine. La difesa degli imputati è affidata, fra gli altri, agli avvocati Antonio Falconieri, Claudio Frongillo, Generoso Pagliarulo e Carmen Picariello. Le parti civili sono rappresentate, fra gli altri, dagli avvocati Angelo Polcaro, Ennio Napolillo e Valentina Musto.