Benevento

Spada e fioretto. Tecnica e cuore. Il mix giusto, l'unico che nell'inferno della serie B ti fa vincere e soprattutto ti porta lontano. Il Benevento ieri pomeriggio contro la Cremonese ha vestito due abiti completamente diversi.

Nel primo tempo elegantissimo, un frac invidiabile ed ammiratissimo. Giocate rapide e sopraffine, scambi e interscambi, triangolazioni strette palla a terra, sovrapposizioni costanti sulle fasce e tante occasioni da rete, annichilendo la corazzata grigiorossa che ha incassato due gol in pochi minuti la metà di quanti ne aveva subiti nelle precedenti sette gare tanto è vero che prima del match nel fortino del Vigorito contava la migliore difesa.

Nella ripresa Viola e compagni hanno indossato la tuta da metalmeccanici, lasciando il frac nell'armadietto dello spogliatoio. Ed hanno dimostrato di sapersela cavare anche con questi nuovi panni. Una duttilità mentale e caratteriale che forse era mancata nelle due discutibili sconfitte consecutive con Foggia e Pescara.Non si offenda nessuno per il termine, ma i giallorossi hanno dimostrato di essere "ignoranti". Nel senso di cattiveria agonistica, voglia di vincere, non mollando di un centimetro a dispetto del calo fisico dovuto anche alla logica reazione degli avversari pungolati da Mandorlini.

Dopo Pescara Nocerino diceva ad Offside su 696 Tv Ottochannel, "ci vorrebbe la cazzimma". L'ha vista ieri e sicuramente dalla panchina si sarà gongolato. Indubbiamente la ripresa è stata di sofferenza, se non altro per il patos legato al risultato dopo che Migliore aveva accorciato dal limite con una staffilata frutto di una azione però viziata da un netto fallo su Insigne non chiamato dal criptico Di Paolo. Ma il pubblico proprio di fronte alla strenua difesa del vantaggio ha ammirato e mostrato di gradire i rudi contrasti, le spintonate, le litigate, la ferocia agonistica che forse era venuta meno contro il Foggia quando anche in vantaggio e di fronte alla reazione degli avversari tutti avevano continuato ad esibire il frac, evitando di sudare, lottare e correre per non sgualcirlo... Ieri abbiamo visto Billong litigare con il mondo intero anche dopo il triplice fischio finale perchè forse ancora nessuno gli aveva detto che era finita, abbiamo visto lo stadio intero alzarsi in piedi ed applaudire un durissimo contrasto nel terzo minuto di recupero su una palla vacante di Viola con Arini con la sfera cuoiata che per la forza dei due contendenti sembrava stesse per scoppiare, il discusso Di Chiara marcare con cattiveria e beccarsi con l'avversario, Coda rincorrere il pallone tra tre avversari con le ultime energie per conquistare una banale rimessa laterale, Tello e Bandinelli percorrere chilometri su chilometri.

Chi ama il calcio, come chi vi scrive, applaude i dribbling, i bei gol, le triangolazioni sofisticate, ma credetemi vedere lottare la squadra come nella ripresa con quella voglia, la grinta ed il carattere, alla pari dei tifosi giallorossi ha apprezzato quello spirito che è quello che fa la squadra, è quello che fa vincere ed è quello che ti fa diventare più forti. Nessuna celebrazione, ma se le lezioni di Foggia e Pescara come apparso ieri sono state capite, c'è da ben sperare anche se in B non si può e non si deve mai abbassare la guardia.

Ultimo pensiero, d'obbligo, per la tattica, per le scelte. Bucchi è stato di parola. Aveva detto che dopo la sosta si puntava sull'intelaiatura base dove chi giocava bene e meritava non era soggetto a turnover o sperimentazioni varie. Contro la Cremonese c'è stato solo il cambio obbligato di Gyamfi per Maggio ben supportato dal gruppo. Ma soprattutto ha proposto quelle auspicate nuove varianti tattiche che hanno reso il Benevento imprevedibile e più pericoloso, come lo scatenato Insigne sulla trequarti spesso da centrale dove nel primo tempo ha devastato i grigiorossi, Coda che non ha vissuto in isolamento ma ha avuto esterni e soprattutto lo stesso Insigne con il quale dialogare e non è un caso che nei due gol si siano scambiati gli assist. Complimenti per l'umiltà, la voglia di crescere e non essere radicalizzati mostrati dal giovane tecnico giallorosso.

Avevamo scritto proprio ieri nell'articolo di presentazione che bisognava ritrovare il sorriso. Bucchi e i suoi giocatori lo hanno regalato al patron Vigorito ed a tutti i tifosi... 

Antonio Martone