Minacce di morte al nostro collega, Federico Festa e al direttore del Quotidiano del Sud, Gianni Festa. Sono state inviate, in due buste separate, nella sede del giornale avellinese. All'interno un foglio con poche parole: «Ti ammazziamo». Niente altro. Le missive sono ora al vaglio degli uomini della Digos. Le indagini cercheranno di stabilire il movente di questi truci avvertimenti.

Federico Festa e Gianni Festa, che in passato hanno lavorato insieme a Ottopagine, sono stati ascoltati in serata in questura.

Gli investigatori cercheranno di capire se quelle lettere sono state inviate ai due colleghi per degli articoli scritti di recente e su determinati argomenti. Il nesso potrebbe almeno far capire da quali ambienti è partita la minaccia.

Sulle due missive, oltre a queste poche parole, niente altro. Non ci sono segni che possano ricondurre a qualcosa o qualcuno. Gli agenti verificheranno il timbro postale, potrebbero identificare il luogo da dove sono state inviate e in qualche modo restringere il campo della ricerca.

Lettere minatorie non sono purtroppo una novità per il giornalisti irpini. Qualche tempo fa allo stesso Quotidiano del Sud vennero recapitate delle buste con all'interno proiettili. Un messaggio più che chiaro. E nella redazione di Ottopagine, che è uscito per la prima volta in edicola nell'ormai lontano 1995, sono state inviate spesso lettere anonime condite da minacce più o meno mortali. In altre occasioni alla redazione sono arrivate minacce indirizzate a politici o magistrati.

Che il clima non sia dei migliori per chi porta avanti ogni giorno la nostra professione è cosa risaputa. Ai colleghi Federico Festa e Gianni Festa, che da decenni raccontano con impegno e coraggio la cronaca e la politica di questa terra, la solidarietà di tutta la redazione. Con l'augurio che i responsabili di questi atti vengano al più presto identificati e assicurati alla giustizia.