Un altro suicidio in carcere. A togliersi la vita questa mattina è stata una detenuta 40enne del carcere di Salerno: è la prima donna a suicidarsi in Campania, che allunga la drammatica striscia di morte nelle celle regionali, dove dall’inizio dell’anno sono 8 le persone che hanno deciso di farla finita. “Il carcere deve servire a rieducare, non a togliere la vita o a restituire diritti ed annullare le dignità”, l’amaro commento del garante campano per i detenuti Samuele Ciambriello. L'altra donna protagonista di una scelta estrema come quella di oggi a Salerno la fece finita nel carcere irpino di Bellizzi, dov'era finita per piccoli reati, impiccandosi in cella davanti al bimbo di due anni. Era il 1998.
E le tragedie potevano essere due in poche ore: ieri un giovane recluso nel carcere di Avellino appena trasferito da Sant’Angelo dei Lombardi dov’era recluso in osservazione psichiatrica, ha tentato di farla finita ed è stato salvato in extremis, anche se ora si trova nel reparto di rianimazione del Moscati.
Per Ciambriello è necessario investire nelle figure professionali come educatori, psicologi e assistenti sociali per dare un aiuto concreto a chi si trova dietro le sbarre.
"Dopo i sucidi molti operatori penitenziari e sindacati di categoria chiedono sia più assunzione di personale che il restringimento di libertà,la chiusura delle celle, del regime aperto per i detenuti e il superamento della vigilanza dinamica. Ma sono temi fuorvianti. Il Ministero ha destinato appena 73mila euro per il trattamento dei detenuti campani,su una popolazione detenuta di 7642 persone e ci sono solo 95 educatori e 43 psicologi ministeriali ed una ventina di psicologi e pischiatri delle Asl per i 15 istituti campani. Oltre al potenziamento delle figure sociali di educatori, assistenti sociali, psicologi..., c'è bisogno di una maggiore formazione specifica per la polizia penitenziaria e l'area educativa. Tra l'anno scorso e quest'anno i tentativi di suicidio nelle carceri campane hanno superato il numero di cento. Il tema della prevenzione dei suicidi non può essere ristretto alla riflessione e alla responsabilità di chi si trova a gestire il carcere ma richiama alla responsabilità il mondo della cultura, dell'informazione, della politica e della magistratura”, le parole del garante.
Giovanbattista Lanzilli