di Luciano Trapanese

Quella schiuma bianca che viene fuori dal tombino, quasi come un geyser, è inquietante. In pochi minuti ha inondato la frazione San Pietro, a Montoro. Già, Montoro: uno dei comuni simbolo del degrado ambientale in provincia di Avellino. Dove i timori per le conseguenze di un inquinamento incontrollato e incontrollabile, crescono ogni giorno.

Il video che potete vedere in alto, è stato postato sulla pagina Facebook, Montoro nel Mondo (dove il tombino esploso è stato denominato “fontana della morte”). Quella stessa schiuma, qualche settimana fa, ricopriva il torrente Solofrana, l'affluente più inquinato del fiume più inquinato d'Europa, il Sarno. Oggi, strana coincidenza, il corso d'acqua è limpido, come non si vedeva da tempo. Evidentemente – supponiamo – qualcuno ha preferito scaricare liquami da lavorazione industriale direttamente nelle fognature, forse nel tentativo di passare inosservato. Non aveva fatto i conti con la pioggia: il tombino è saltato, e la schiumazza bianca ha invaso le strade del centro urbano.

Non è la prima volta, non sarà l'ultima. Purtroppo. Imprenditori senza scrupoli e senza legge – nonostante i controlli – continuano a sversare ogni tipo di veleno senza la necessaria depurazione. Si aggiungono a tutto questo i problemi col il depuratore di Mercato San Severino, le falde acquifere a rischio (nessuno ha dimenticato il caso tetracloroetilene), le esondazioni avvelenate della Solofrana, una qualità dell'aria almeno discutibile. E il timore che tutto questo abbia provocato in tutta la Valle dell'Irno un aumento consistente dei casi di tumore. Per ora è un sospetto, un timore appunto. Non è mai stato effettuato un efficace screening sul territorio. E anche i primi risultati esposti con il registro dei tumori, non indicano i microterritori (come appunto la Valle dell'Irno o meglio ancora il Montorese), ma l'Irpinia intera. Impossibile quindi stabilire una incidenza tra i veleni che ammorbano quest'area e i casi di cancro.

Negli ultimi mesi ci sono state le proteste di comitati spontanei, amministrazioni comunali, interventi dei carabinieri. Eppure schiuma bianca, prodotta probabilmente da sostanze chimiche potenzialmente nocive e tossiche, continua a essere scaricata senza ritegno.

Se non bastano i controlli, le segnalazioni dei cittadini, le inchieste giudiziarie, la protesta dei sindaci, la domanda che resta è una sola: come impedire che altro veleno distrugga questo territorio e questa comunità? Una domanda che si ripetono, e con forza anche nella vicina Valle del Sabato, circondati come sono dal nucleo industriale e dall'amianto assassino della ex Isochimica.