Avellino

 

di Andrea Fantucchio 

«Ho incontrato diverse volte i sindaci Galasso e Foti, ma nulla di concreto è stato davvero fatto per arginare l'inquinamento di Piazza Kennedy». Lo ha ricordato in aula il presidente del comitato di Piazza Kennedy, Raffaella Manzo, nel processo per omissione di atti d'ufficio a carico dei due ex sindaci di Avellino, Giuseppe Galasso (avvocato Benedetto Vittorio De Maio) e Paolo Foti. Nel mirino della Procura erano finiti alcuni sforamenti di smog, relativi all'area di Piazza Kennedy, che per gli inquirenti non sarebbero stati arginati dall'operato dei due primi cittadini. Foti – dopo alcuni incontri con il comitato – aveva preso qualche provvedimento come le giornate ecologiche o, comunque, la limitazione del traffico delle auto. Questo è quanto sostiene la difesa, affidata all'avvocato, Nello Pizza.

Nel processo il comitato, con l'assistenza del legale Giuseppe Liccardo, si è costituito parte civile. L'ente era nato per riunire i cittadini che abitavano a ridosso di Piazza Kennedy. La testimone ha ricodato come i residenti chiedessero un “alleggerimento” della traffico, in particolar modo quello dei pullman extraurbani: proponevano una distribuzione dei mezzi pesanti fra campetto Santa Rita e la zona di via Pini. Ma non avevano trovato mai una “sponda concreta” da parte delle istituzioni. A supporto della propria tesi, la parte civile citava i dati dell'Arpac con alcune centraline che rivelavano preoccupanti presenze di polveri sottili ad Avellino. Polveri che, come ricordato dal genetista e oncologo di fama mondiale, Antonio Giordano, ascoltato nella scorsa udienza, «possono causare leucemie e malattie polmonari».

«Nel capoluogo irpino  – aveva confermato il ricercatore - gli sforamenti inquinanti, in più occasioni, erano oltre i limiti consentiti». Spiegando come col tempo il Dna perdesse la capacità di riparare i danni, soprattutto quelli causati dall'inquinamento. Le conseguenze dell'esposizione alle polveri sottili possono rivelarsi anche dopo trent'anni.