Avellino

 

di AnFan

Antonio Tizzani resta l'unico indagato per l'omicidio della professoressa avellinese, Gianna Del Gaudio, sgozzata nel suo appartamento di Seriate nel 2016. La Procura di Bergamo ha chiuso l'inchiesta a carico dell'ex ferroviere, da tempo in pensione. Per il Pm Laura Cocucci è stato proprio Tizzani ad ammazzare la moglie, utilizzando un taglierino rinvenuto in una siepe a seicento metri dalla villetta: dove si è consumato l'omicidio. Ora l'indagato, affiancato dall'avvocato Giovanna Agnelli, avrà venti giorni per chiedere di essere ascoltato dal pubblico ministero o depositare memorie difensive. Poi toccherà al pm scegliere se chiedere il processo.

Tizzani, oltre che dell'omicidio, è accusato anche di maltrattamenti: per gli inquirenti l'ex ferroviere – dal 2007 al giorno dell'omicidio (27 agosto 2016) – in più occasioni ha picchiato la moglie, oltre a controllarne gli spostamenti. Il corpo della vittima è stato rinvenuto in cucina, immerso in una pozza di sangue. Altre tracce ematiche sono state trovate sul bordo del lavandino del bagno. Per la Procura quel sangue l'ha lasciato Tizzani, ma intorno a quelle tracce ematiche potrebbe fondarsi anche la tesi della difesa: trovare del sangue di un uomo, che abita in casa da sempre, potrebbe essere una prova non così determinante.

Altre macchie ematiche sono state rinvenute sullo stipite della portafinestra della cucina, sul cancello e su un cespuglio vicino alla recinzione. Gli inquirenti non hanno dubbi: le ha lasciate Tizzani, per nascondere l’arma o per simulare la richiesta di aiuto. Per la difesa si tratta invece del segno inequivocabile della presenza di uno sconosciuto che si allontanava dopo aver compiuto l'omicidio. Tizzani, infatti, ha raccontato alla stampa di aver sorpreso un uomo incappucciato, poi fuggito proprio dalla portafinestra della cucina.

Sul cutter, per gli inquirenti l'arma del delitto, c'è il Dna di Tizzani ma anche tracce genetiche ignote. L'arma è stata rinvenuta in un sacchetto delle mozzarelle con un paio di guanti in lattice. Intorno ai quali ruota un ulteriore mistero: le tracce di Dna, sopra quegli oggetti, non sono compatibili con nessuna delle persone intervenute sulla scena del delitto. Altro materiale per la difesa che ora, in vista di un eventuale processo, dovrà decidere anche se ricorrere a un rito alternativo.

Dei testimoni hanno raccontato di aver sentito un uomo e una donna litigare, la sera dell'omicidio. Poi era calato il silenzio, prima che l'uomo – circa un quarto d'ora dopo – gridasse ancora. Per la Procura si trattava proprio di Tizzani, che aveva appena ucciso la moglie.