di Luciano Trapanese
Tutto si complica nella già ingarbugliata matassa del comune di Avellino. Superata – non senza traumi – la questione bilancio, restano ora sul tappeto la delibera sul dissesto e la mozione di sfiducia. Con date variabili, che si alternano. E che al momento vedono in pole position la discussione sui conti. Nel frattempo il sindaco annuncia: «Questa mattina mi sono recato in banca per restituire una parte della mia indennità da sindaco. Ho versato al Comune 1.600 euro, quindi 800 euro al mese, così come avevo promesso agli avellinesi». Che farà anche piacere, ma non ha poi tutto questo significato. L'hanno già fatto altri amministratori, e senza tutta questa grancassa.
Sul comune di Avellino è intervenuto anche il sottosegretario Carlo Sibilia, con l'immancabile post sul suo profilo Facebook: «Tenere in ostaggio il comune e poi ritirare la sfiducia ti fa rientrare di diritto in una delle categorie descritte da Sciascia ne “Il giorno della civetta”. A scanso di equivoci non è quella degli uomini e nemmeno quella degli ominicchi... Giocare sulla pelle degli avellinesi per i propri interessi di poltrona è fuori da ogni categoria di comportamento umano».
Per Sibilia è scontato il ritiro della mozione di sfiducia. Pezzi dell'opposizione ragionano sui tempi: prima la decisione sul dissesto e poi la sfiducia o facciamo il contrario? Una situazione kafkiana. Per dirla alla francese, solo perché sembra meno volgare: un cul de sac.
Al sottosegretario solo una cosa: aveva definito “zuppiatori” quelli che volevano la stazione Hyrpinia, quando il governo sembrava avesse deciso di annullare il progetto. Ora che da Roma hanno cambiato idea, dove sono finiti i “zuppiatori”?
E all'opposizione: complimenti per le idee chiare (a scanso di equivoci, è ironico). Prima una corsa a sfiduciare Ciampi. Poi l'attesa: prima le Provinciali. E subito dopo il voto (con annessa sconfitta Pd): prima il dissesto. Suona un po' come chi dice perennemente “la dieta inizia domani”. Qual è la posizione sull'esecutivo a 5Stelle? Qual è l'obiettivo? Perché continuare a farsi ripetere: siete attaccati alla poltrona? Trovare sempre un motivo per rinviare non fa che alimentare il sospetto che sì, forse la poltrona – fosse anche quella di un consigliere comunale d'opposizione -, c'è qualche difficoltà a mollarla.
Il punto è anche un altro. Un eventuale scioglimento del consiglio e le elezioni nella prossima primavera, imporranno, soprattutto al Pd, scelte radicale. Senza quelle inutile spellarsi l'anima, la sconfitta è già scritta. Ma quelle scelte radicali, significano anche l'azzeramento dell'attuale classe dirigente, imbalsamata da anni di sterile gestione del potere e pesanti sconfitte. Siamo tutti così sicuri che accetteranno di farsi da parte? E anche: chi sarà capace di occupare quei ruoli in modo credibile, efficace, innovativo? Al momento ci restano due certezze, rispetto al Partito democratico: chi ha occupato in pianta stabile via Tagliamento non ha nessuna intenzione di farsi da parte e all'orizzonte – in questo momento – non si intravedono sostituti. Anche in questo caso, un cul de sac. Sempre per non essere volgari.