Benevento

Il giorno dopo è sempre foriero di ragionamenti e analisi più dettagliate, soprattutto quando arriva dopo un pareggio che ha il sapore di una sconfitta. Sì, perché il morale generale è uguale a quello vissuto sette giorni fa nel dopo Ascoli. Eppure la gara del Benevento non è stata negativa, anzi: i giallorossi hanno fatto bene, costruendo tante palle gol e riuscendosi a portare in avanti di due reti in maniera meritata contro una squadra che ha confermato le sue difficoltà. Gli ultimi dieci minuti hanno totalmente cancellato quanto fatto di buono nel corso di una partita intera ed è giusto così, perché è inaccettabile farsi soffiare la vittoria in questo modo.

MODULO – In tanti auspicavano un cambiamento tattico che Bucchi ha attuato. Il 3-5-2 ha dato maggiore equilibrio nelle due fasi. Spesso l'ultimo centrale difensivo lanciava per Gyamfi sulla destra che aveva dinanzi a se un Buongiorno in chiaroscuro. Più difficile la partita di Letizia soprattutto nel primo tempo perché era raddoppiato da Pachonik e Jelenic. In uno schieramento del genere le corsie esterne sono di fondamentale importanza ed entrambe hanno fornito il loro supporto senza particolari sbavature. Coda è andato tante volte alla conclusione, mentre Asencio gli girava attorno creando la solita confusione tra gli avversari. Viola si è dimostrato più in palla rispetto alle scorse uscite, sfiorando in un paio di circostanze la rete. Insomma, le idee non mancavano.

SFORTUNA – Bisogna maledire il cielo se passi a una difesa a tre e dopo sette minuti si fa male il terzo centrale. Via Costa e dentro Di Chiara, ma come se non bastasse l'ex Perugia accusa problemi di respirazione ed è costretto a uscire per far posto al giovane Sparandeo. Due cambi forzati non sono il massimo, soprattutto quando hai attuato un nuovo schieramento provato e riprovato nel corso della settimana. Sarebbe stata una idea tornare al classico 4-3-3, ma Bucchi ha spiegato a chiare lettere che non ha attuato questa scelta perché il Carpi era troppo schiacciato tra le linee e questo avrebbe limitato e non poco gli spazi di manovra al Benevento.

PERSONALITA' – Stava andando tutto per il verso giusto. I pensieri positivi erano pronti a entrare in grande stile nella testa dei tifosi. L'ingresso di Buonaiuto è stato coerente, dato che Asencio era ammonito e rischiava di lasciare la sua squadra in dieci. Bucchi ha gettato nella mischia l'esterno per cercare di chiudere la partita e ci sarebbe riuscito se avesse sfruttato le tre palle nitide che gli sono capitate tra i piedi. Il passaggio al 5-4-1 è stato obbligatorio, dato che ormai Gyamfi e Letizia non ce la facevano più a spingere. Questo ha dato via libera al Carpi che ha avuto il merito di crederci. Ed è qui che il Benevento è venuto meno, peccando ancora una volta di personalità e "cazzimma". Una squadra con carattere non avrebbe lasciato spazi, procurandosi punizioni, gettando la palla in tribuna, imponendosi sul piano fisico e facendo “scoppiare i palloni” come diceva il buon De Zerbi. Invece niente, i giallorossi sono andati in bambola ancora una volta. L'infortunio alla caviglia di Letizia ha rovinato maggiormente il quadro, considerato che il secondo gol è giunto proprio dalle sue parti, propiziato da un clamoroso intervento a vuoto di un confuso Volta che si è fatto scappare Arrighini. Bucchi ha detto che gli ultimi cinque minuti sono inspiegabili ed è vero, ma onestamente non si riesce a capire come una squadra di questo livello possa avere una fragilità mentale così evidente che fa nascere rimonte anche contro chi era ormai "morto". Sembra di rivivere i momenti della scorsa stagione, quando il Benevento dava la sensazione di avere paura di vincere. Quella, però, era una squadra “malata” dal disastroso inizio di stagione. Questa è la cadetteria e di che se ne dica, la Strega non ha nulla da invidiare alle formazioni che sono in vetta alla classifica. Quindi occorre suonare la sveglia all'interno dello spogliatoio e in fretta, perché questo sonno sta facendo perdere troppi punti che alla fine potrebbero risultare fatali.

Ivan Calabrese