di Simonetta Ieppariello

«Anche Di Maio è iscritto all'ordine dei giornalisti». Lo ricorda il sindacato Fnsi dopo che il vicepremier M5S ha attaccato duramente la categoria, definendo certi giornalisti «infimi sciacalli».

«Nel giorno dell'assoluzione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, il vicepremier Luigi Di Maio insulta i cronisti e annuncia una sua legge sull'editoria - sottolineano Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della stampa italiana -. Eppure molti di quei cronisti oggi insultati hanno denunciato in anticipo Mafia Capitale e non hanno risparmiato nulla neppure al precedente sindaco, Ignazio Marino. Ieri andavano bene e oggi no? Di Maio e chi, come lui fra i 5 Stelle, sogna un'informazione al guinzaglio deve farsene una ragione: non saranno le minacce e neppure gli insulti a impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro». 

«Le sue frasi - proseguono Lorusso e Giulietti - sono la spia del malessere di chi vede vacillare un consenso elettorale costruito su annunci e promesse irrealizzabili. Quanto agli 'infimi' e agli 'sciacalli' è sicuro, il vicepremier, di non parlare anche di se stesso, considerato che il suo nome continua a figurare fra quelli degli iscritti all'Ordine dei giornalisti?». Di Maio sarebbe iscritto all'ordine dei pubblicisti.

"Contento di averti sempre difesa e di aver sempre creduto in te". Aveva ieri scritto in un post su Facebook, Luigi Di Maio, capo politico del movimento 5 Stelle, dopo l'assoluzione della prima cittadina di Roma, Virginia Raggi, ricordando i "due anni di attacchi alla sindaca più massacrata di Italia". "La magistratura ha fatto il suo dovere e la ringrazio, ha solo seguito quello che andava fatto d’ufficio" sottolinea Di Maio.

"Il peggio in questa vicenda - scrive il vicepremier in un durissimo attacco alla stampa - lo hanno dato invece la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, che ogni giorno per due anni, con le loro ridicole insinuazioni, hanno provato a convincere il Movimento a scaricare la Raggi".

"La vera piaga di questo Paese" per il ministro del Lavoro "è la stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente. Gli stessi che ci stanno facendo la guerra al governo provando a farlo cadere con un metodo ben preciso: esaltare la Lega e massacrare il Movimento sempre e comunque".

Di Maio parla di "pagine e pagine di fake news, giornalisti di inchiesta diventati cani da riporto di mafia capitale, direttori di testata sull’orlo di una crisi di nervi". "Presto - scandisce - faremo una legge sugli editori puri, per ora buon Malox a tutti". Poi ai microfoni del Tg1 torna sulle sue parole contro i giornalisti. "Sono toni giustificati verso una parte della stampa", che ha pubblicato "una serie di balle che si rivoltano contro chi le ha raccontate" dice Di Maio.

"Una legge che difenda gli editori puri è la strada maestra per uscire dall'impasse sull'editoria che riconosciamo. Prendo atto e mi affianco ad una visione di ampio respiro" commenta all'Adnkronos Alessandro Morelli, presidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera. "Dopo le chiare parole di Di Maio sono certo che torneremo a parlare della materia con i 5 Stelle dopo l'intenso lavoro che vedrà impegnati i due movimenti su una legge di Bilancio che deve iniziare a dare i segnali di cambiamento sull'economia", aggiunge il leghista.

Intanto l'attacco di Di Maio alla stampa ha scatenato reazioni a catena. Carlo Verna, presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti, commenta: "Gli insulti del ministro Di Maio si commentano da soli come è stato già stigmatizzato dai colleghi della Fnsi. Sono espressi nell'esercizio del suo mandato e per questo non prendo iniziativa di trasmetterli al consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti della Campania cui è iscritto". "Ma, mentre da cittadino mi chiedo se sia questo il modo di esercitare un alto mandato, da presidente dei giornalisti - conclude Verna - gli chiedo di valutare seriamente la possibilità di lasciare spontaneamente la nostra comunità, nella quale ha diritto di stare, ma in cui chi si comporta così non è assolutamente gradito".

«In relazione alle affermazioni del vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, giornalista pubblicista, iscritto all'Ordine della Campania, rilasciate in seguito all'assoluzione del sindaco di Roma, Virginia Raggi, l'Ordine della Campania - dice il presidente, Ottavio Lucarelli - seguirà le procedure previste dalla normativa vigente». Pertanto anche «dopo le numerose segnalazioni giunte gli atti saranno trasmessi al Consiglio disciplina regionale, così come previsto dalle norme».
Di Maio esulta per l'assoluzione di Virginia Raggi e attacca «certi giornalisti infimi sciacalli» e sulla stessa lunghezza d'onda il commento che arriva dal Nicaragua di Alessandro Di Battista: «Oggi la verità giudiziaria ha dimostrato solo una cosa: che le uniche puttane qui sono proprio loro, questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà. Ma i colpevoli ci sono e vanno temuti. I colpevoli sono quei pennivendoli che da più di due anni le hanno lanciato addosso tonnellate di fango con una violenza inaudita. Sono pennivendoli, soltanto pennivendoli, i giornalisti sono altra cosa».
«L'hanno trattata come una mafiosa, anzi peggio, perché i mafiosi, quelli veri, quelli che per anni hanno intrattenuto rapporti e frequentazioni con alcuni dei loro editori, non li hanno mai trattati così. L'hanno descritta come una ladra, l'hanno accusata di corruzione non si sa poi davvero perché. E soprattutto hanno provato a colpirla come donna trattandola persino come una ragazza dissoluta, come una cortigiana moderna, come una sgualdrina. Le hanno appioppato una relazione sessuale dopo l'altra provando a colpirla nei suoi affetti, nella sua famiglia. Nei suoi confronti hanno avuto, proprio loro che fanno i political correct e che sono i primi a scandalizzarsi per i molestatori delle star di Hollywood, vomitevoli atteggiamenti maschilisti. E le false femministe nostrane, quelle a targhe alterne per intenderci, quelle che senza nemmeno rendersene conto sono le migliori amiche del più becero maschilismo, non hanno aperto bocca. Perché infangare un grillino per costoro in fondo non è mai reato!», spiega Di Battista. E l'ex parlamentare M5S aggiunge: «Virginia è stata assolta. Non ve la prendete con i pubblici ministeri, hanno solo fatto il loro lavoro. Si sono sbagliati, tutto qui, ma non sono mica colpevoli. Come non è colpevole il Movimento che ha fatto benissimo a difendere Virginia.» «Coraggio Virginia, hai ancora parecchio tempo per proseguire il tuo lavoro e sono convinto che lascerai questa città meglio di come l'hai trovata. Ti voglio bene!», conclude Di Battista. 

«Sono contento che la collega Raggi sia stata prosciolta; i sindaci sono quelli più in difficoltà oggettiva con la giustizia. Però, i dioscuri dei 5 Stelle che attaccano i giornalisti con rozza arroganza dov'erano quando con le mie vicende subivo attacchi mediatici pieni di cattiveria? Ah, dimenticavo: erano al 'vaffa day' a strillare contro tanti innocenti che loro, con livore, mettevano alla berlina. Questi scarti di umore, a seconda delle convenienze, meritano un vaffa day. A favore della democrazia e della libertà di espressione». Così il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, in merito alle dichiarazioni di Di Maio e Di Battista contro i giornalisti.