Benevento

Due storie diverse racchiuse nelle accuse di estorsione e violenza sessuale, ed accomunate dallo stesso leit motiv: sesso in cambio di 'protezione' o di cambiali non pagate. Entrambe sono approdate dinanzi al gup Flavio Cusani, chiamato a pronunciarsi sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla Procura.

La prima vicenda, ambientata a Benevento, si è conclusa con l'assoluzione, perchè il fatto non sussiste, decisa al termine del rito abbreviato a carico di un 61enne di Benevento. Difeso dall'avvocato Antonio Leone, era stato chiamato in causa da un'indagine innescata dalle dichiarazioni di una prostituta.

La donna aveva raccontato che tra il 2012 ed il 2013 lui si era presentato spacciandosi per un agente della Digos, e che le aveva chiesto di avere rapporti sessuali e, successivamente, anche somme di denaro. In questo modo, aveva aggiunto, lei si sarebbe messa al sicuro rispetto a controlli ed accertamenti della polizia sull'attività che esercitava. Lei aveva acconsentito, poi gli aveva teso una trappola, fissando un appuntamento a Montesarchio, dove l'uomo si era trovato di fronte i carabinieri. Una ricostruzione dei fatti considerata però infondata, di qui l'assoluzione.

E' stata rinviata invece al 30 gennaio del prossimo anno, per consentire una possibile composizione tra le parti, l'udienza preliminare relativa ad un'altra inchiesta che riguarda un 63enne di Mirabella Eclano – è assistito dall'avvocato Carmine Monaco – al quale è stato contestato, oltre a quello di abusi, anche un addebito di stalking.

Secondo gli inquirenti, approfittando delle difficoltà economiche della titolare di un'azienda, le avrebbe fatto firmare quattro cambiali da 5mila euro ciascuna come garanzia di un prestito di 20mila euro che le aveva concesso. Poi, dopo averle chiesto che gli restituisse i soldi, ed aver saputo dalla malcapitata – è rappresentata dall'avvocato Vincenzo Fiume- dell'impossibilità a farlo, l'avrebbe prima minacciata di morte e, poi, di mettere all'incasso le cambiali se lei non fosse andata a letto con lui. In questo modo, sostiene il Pm, l'imputato l'avrebbe costretta ad avere rapporti sessuali settimanali dall'ottobre 2015 al dicembre 2016.

Non è finita: il 63enne è infatti ritenuto il presunto responsabile di condotte persecutorie nei confronti della stessa donna, tormentata da centinaia di telefonate ricevute ad ogni ora del giorno e della notte tra febbraio e maggio 2017, dagli appostamenti sotto la sua abitazione, dalle parole che lui avrebbe usato con i suoi amici per screditarla, definendola una poco di buono ed una persona inaffidabile.

Esp