Diciannove gol fatti e quindici subiti in dieci partite di campionato. In poche parole c'è una media di 3,4 reti a partita (totali) che fa ricordare il vecchio calcio di Zeman. Per uno spettatore neutrale le partite del Benevento sono ricche di emozioni e degne di attenzione, considerato l'alto numero di reti. Per un tifoso giallorosso, invece, c'è la sicurezza di andare a segno, ma nel momento in cui attacca l'avversario è sempre opportuno chiudere bene gli occhi per non incappare in spiacevoli sorprese. Sì, perché la truppa di Bucchi non ha ancora dimostrato di essere abbastanza solida in difesa e i numeri lo riportano chiaramente: basti considerare che le peggiori retroguardie del campionato “vantano” ben venti gol al passivo (Foggia, Carpi e Padova), con novanta minuti in più sulle gambe rispetto alla Strega.
I discorsi si fanno interessanti quando si parla delle reti realizzate: sotto tale aspetto il Benevento detiene un record significativo, dato che in questa stagione ha sempre segnato, anche nelle gare di Coppa Italia. Non è mai accaduto che in fase offensiva i giallorossi restassero a secco. Ciò significa che per quanto riguarda la manovra e la fase di finalizzazione le idee sono ben chiare. E' impossibile non citare anche Massimo Coda, il bomber che ha già messo a segno sei reti confermando il luogo comune che vedrebbe la serie B come la categoria in cui riesce a esprimere al meglio tutto il suo potenziale.
Per ottenere punti ed evitare gli svarioni di Carpi occorre blindare la porta. Bucchi lo sa bene e in questi giorni di ritiro avrà tutto il tempo per perfezionare movimenti e sinergie in vista dello Spezia, oltre a mettere a posto i suoi ragazzi dal punto di vista mentale, dato che le reti subite spesso sono frutto di errori individuali e non di reparto. La tanto auspicata ripresa passa anche e soprattutto da queste situazioni.
Ical