Avellino

di Luciano Trapanese

L'ordinanza antismog più contestata della storia di Avellino. Scontenta tutti, cittadini, commercianti (che scenderanno in piazza), pendolari. Un mese di stop per l'ottanta per cento dei veicoli in circolazione. Dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 20. Tutto il giorno. Fino a Natale. Con conseguenze facilmente prevedibili per il commercio. Un chiaro “divieto d'accesso” per chi volesse raggiungere Avellino e inoltrarsi tra le strade del capoluogo. E con orari penalizzanti per qualsiasi attività che preveda l'uso di auto, su questo punto l'assessore Mingarelli ha comunque annunciato «che potrebbero essere rivisti». Così come l'assessore Sciscio sta provando l'impresa impossibile: parcheggi esterni con navette. Mentre il primo intervento potrebbe attutire alcuni effetti negativi, il secondo ci sembra davvero complesso da realizzare in tempi così ristretti (pensarci prima no?).

Ora, se nel capoluogo il tasso di inquinamento da polveri sottili è allarmante e gli sforamenti sono già stati troppi, non è certo colpa del sindaco. Ma è anche difficile sostenere affermazioni come questa: «Con un'amministrazione a Cinque Stelle non ci saranno più emergenze. Immaginiamo Avellino come una città da poter vivere senza mettere a rischio la salute. Per farlo, dobbiamo rendere conveniente lasciare a casa la propria auto. Avellino sarà una delle città dove si testerà un nuovo concetto di mobilità. Se c’è un settore infatti dove l’innovazione e le nuove tecnologie stanno facendo sempre di più la differenza, creando opportunità di sviluppo e miglioramento, è proprio la mobilità». Belle parole, sindaco. Siamo tutti con lei. Ma quello è il futuro. E non è neppure un futuro alle porte. Diciamo che è una speranza. Anzi, una speranza che in caso di dissesto dovrà aspettare molto. Anni. Quindi, quelle parole, per accompagnare il provvedimento di stop al traffico, sono davvero poco ammalianti. Neppure per il più ottimista dei suoi concittadini.

Come non convincono, ci permetta, le solite colpe addebitate agli altri: «E' una misura dettata dall'emergenza figlia di un sistema di potere che non ha mai avuto a cuore il futuro del capoluogo irpino». Sarà anche vero, ma la questione inquinamento è figlia di tanti padri. E riguarda moltissime città italiane. Se ora siamo in questa emergenza, se cioè si è costretti a chiudere il traffico anche a Natale, è anche perché – bisogna ammetterlo – la sua ordinanza non è arrivata prima. Avrebbe lo stesso causato disagi, ma senza penalizzare il già agonizzante commercio cittadino. Perché avrebbe risparmiato dal blocco il mese di dicembre.

Nel suo post aggiunge: «Siamo pronti a creare una mobilità intermodale che si basi sull'elettrico. Non solo bus elettrici, ma bici e auto comuni da poter usare con una semplice app dal proprio telefonino. Altre città italiane lo fanno già da 10 anni». Un meraviglioso libro dei sogni. Al quale potremmo aggiungere, lei non lo ha inserito, anche la possibilità – come altrove – di rendere gratuito il trasporto pubblico. Ma, ripetiamo, il suo esecutivo ha deliberato il dissesto, c'è sempre – anche se ricoperta da ragnatele – quella mozione di sfiducia che pende sul futuro della sua amministrazione, e quindi: cosa significa siamo pronti a realizzare? Pronti come? Con quali soldi, entro quanto, su quale progetto, su quali basi...

Oltretutto, il blocco auto è il più antico e inutile dei rimedi per ridurre le polveri sottili. Che dipendono anche dal clima, dalle bruciature agricole, dai riscaldamenti pubblici e privati, dalle fabbriche (faccia un giro a Pianodardine...). Fermare il traffico consente solo ai primi cittadini – di qualsiasi comune – di evitare guai giudiziari (ne sanno qualcosa Foti e Galasso), ma in concreto non si è dimostrato, un po' ovunque, così efficace per abbattere l'inquinamento.

Sarebbe stato preferibile dire alla città (con onestà): non abbiamo altre chance, siamo costretti a disporre questa ordinanza, quella precedente non ha dato risultati. Ma il nostro obiettivo, se continueremo a governare, sarà quello di prevenire l'emergenza. Per ora non è possibile fare altro.

Beh, almeno commercianti e cittadini avrebbero apprezzato la sincerità, magari si sarebbe aperta una discussione seria su cosa fare per le feste, su come prevenire – anche senza soldi in cassa – il pullulare di polveri sottili nell'aria che respiriamo. Non avrebbe placato le proteste, ma le avrebbe consentito di dire – ma davvero, non solo a chiacchiere -, stiamo lavorando per voi, non come gli altri. Senza dover far ricorso ad un improbabile libro dei sogni, all'immancabile profluvio di promesse che non potranno essere mantenute, e alle solite accuse contro il passato sempre più sporco (in questo caso inquinante), e cattivo.