di SImonetta Ieppariello
Vincenzo De Luca è arrabbiato. Sull’Ospedale del Mare ci ha messo la faccia e ci ha puntato per il rilancio del comparto sanità in Campania dopo anni e anni di commissariamento. E così alla notizia degli arresti (domiciliari) eseguiti dalla Guardia di Finanza, non perde tempo per lanciare la fatwa su chi lucra nel campo della sanità. «Siamo impegnati a cancellare tutti i restanti residui di passate gestioni clientelari – dice – Continueremo con estremo rigore a ripulire di tutte le incrostazioni parassitarie e di tutte le irregolarità gestionali l’intera sanità campana».
Un primo risvolto di natura amministrativa a seguito degli arresti c’è già. La Asl Napoli 1 Centro ha sospeso la dirigente L. D. V., responsabile Unita’ Operativa Complessa Acquisizione Beni e Servizi, tra le sei persone ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta su alcuni appalti per l’Ospedale del Mare. Ai domiciliari sono finiti anche la famiglia di imprenditori. L’ipotesi degli inquirenti è che ci siano scenari di corruzione nell’acquisto di loro apparecchiature elettromedicali da parte dell’Ospedale del Mare e di strutture dell’Azienda sanitaria.
Appalti truccati, corruzione su forniture ospedaliere. È lo scenario complessivo che è stato definito nelle indagini sotto il coordinamento della Procura della Repubblica guidata da Gianni Melillo, che ha dato esecuzione a un provvedimento di custodia cautelare personale degli arresti domiciliari nei confronti delle sei soggetti, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, alla turbata libertà degli incanti e alla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente con riferimento a plurime forniture di apparecchiature elettromedicali.
Le Fiamme gialle sono impegnate da stamane in una serie di perquisizioni, e nel sequestro di beni mobili e immobili riconducibili alle società e agli indagati per assicurare alle casse dello Stato gli oltre 850mila euro che - secondo gli inquirenti - rappresenterebbero l’illecito profitto.
Inoltre, riguardo alla vicenda, è emerso che i titolari di fatto delle ditte coinvolte nell'inchiesta si scambiavano emoticons via WhastApp per festeggiare l'imminente richiesta di una fornitura di costose apparecchiature. Lo scambio di messaggi con faccine sorridenti e coriandoli scattava subito dopo avere appreso dai loro canali privilegiati che un medico stava per chiedere particolari strumenti per il suo lavoro. Dall'attività investigativa della Guardia di Finanza di Napoli è anche emerso che le ditte acquistavano i macchinari dalle aziende produttrici ancora prima di vedersi assegnato l'appalto dall'Asl. In sostanza i titolari erano sicuri che la scelta sarebbbe ricaduta sulle loro ditte proprio in virtù del sistema di corruzione messo in piedi con la collaborazione di funzionari pubblici.