di Andrea Fantucchio
Un pestaggio brutale. A due passi da una nota pizzeria di Avellino. Tre persone incappucciate: il bersaglio del raid punitivo è un imprenditore cinquantenne. Lavora a Monteforte Irpino. I fatti sono avvenuti due sere fa, anche se la notizia si è appresa solo ora. Siamo nei pressi di un locale di via Pini, a ridosso dell'autostazione. Una delle tante magaopere cittadine mai entrate in funzione. Un zona che, complice la scarsa illuminazione, di sera è terra di nessuno. Area urbana isolata, anche se non ci troviamo troppo lontano dal centro di Avellino.
La prima dinamica
L'imprenditore ha appena parcheggiato l'auto e si avvia verso il locale. Deve comprare delle pizze, forse anche una birra. Non può immaginare quello che sta per succedere. I malviventi entrano in azione. Tutto dura pochi minuti, ma di terrore assoluto. I criminali accerchiano la vittima, qualcuno lo minaccia: «Stai fermo». Lo colpiscono: una, due, tre volte. Calci e pugni. Altre minacce. Gli aggressori sentono delle voci, qualcuno ha assistito alla scena o è stato attirato dai rumori. I malviventi rischiano grosso e lo sanno: si allontanano velocemente a piedi. L'imprenditore viene soccorso.
I criminali non hanno rubato niente. Eppure la vittima aveva addosso il portafoglio e un orologio di valore. Ma – questa è l'ipotesi più probabile al momento – non si trattava di ladri. Gli aggressori seguivano l'imprenditore da tempo.
Si cerca il movente
Cosa c'è alla base del pestaggio? Cosa ha innescato il raid di via Pini? Gli investigatori hanno ascoltato la vittima. L'uomo avrebbe detto di non aver avuto dissidi particolari con qualcuno. L'indagine – come spesso capita in casi simili - parte dalle immagini raccolte da alcuni circuiti di sorveglianza della zona. I criminali avevano il volto coperto, si cerca a targa dell'auto che avrebbero utilizzato per allontanarsi. Anche se – nei frame a ridosso della pizzeria – non sarebbe stata individuata alcuna vettura sospetta.