Due anni ed 8 mesi. E' la condanna stabilita dal gup Flavio Cusani al termine del rito abbreviato per Alessandro De Ieso (avvocati Angelo Leone e Gerardo Giorgione), 45 anni, di Pago Veiano, che a marzo era stato arrestato dalla Squadra mobile per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti: 600 grammi di cocaina.
Il blitz era scattato dopo due giorni di appostamenti. Gli agenti del vicequestore Emanuele Fattori avevano infatti già individuato la droga in un forno in muratura ricavato in un immobile diroccato nelle campagne alle porte del paese. Avevano però ottenuto il via libera ad un sequestro ritardato, con l'obiettivo di individuare chi avrebbe provato a recuperare la 'roba'. Di qui l'attesa andata avanti per quarantotto ore, fino a quando avevano bloccato De Ieso, arrivato in quel casolare abbandonato munito di coltello, nastro da pacchi e torcia di illuminazione.
Subito dopo erano state eseguite una serie di perquisizioni che avevano consentito di sequestrare anche una dose di droga già confezionata, materiale per il confezionamento, un bilancino di precisione, oltre seimila euro in contanti, in banconote di vario taglio, ed una pistola a salve priva di tappo rosso.
Comparso dinanzi al gip Gelsomina Palmieri, De Ieso aveva escluso la paternità del possesso dei 600 grammi di cocaina purissima: “Non è mia...”, aveva affermato, offrendo la sua versione dei fatti. Sostenendo di essere entrato in quel rudere, che sorge a poca distanza dalla sua abitazione, perchè aveva sentito dei rumori, e di aver già trovato all'interno i poliziotti. Il giudice l'aveva scarcerato, disponendo gli arresti domiciliari: una misura che oggi è stata revocata.
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