di Simonetta Ieppariello
Si contano i danni dell’assalto di ieri, in stile militare, al portavalori di ieri sul raccordo Avellino Salerno in direzione nord. Lo scenario è stato da guerra. Nessun ferito, un miracolo. Ma il colpo è fallito solo in parte. Degli otto milioni di euro che venivano trasportati la banda ne ha trafugati due.
Armi automatiche – mitra e kalashnikov – usate in due distinti conflitti a fuoco, nella corsia nord; poi sacchi di chiodi gettati per mettere in difficoltà gli inseguitori e l’asfalto che ancora oggi mostra i danni degli incendi innescati dai banditi per guadagnarsi la fuga. Il raccordo in direzione Avellino ha aperto solo all’alba di oggi. I rilievi e messa in sicurezza sono andati avanti per tutta la notte, su quei 5 chilometri trasformati in un campo da combattimento da un commando di una dozzina di persone, forse quindici, forse ex militari, intenzionati a impossessarsi del tesoro contenuto nel portavalori Cosmopol scortato da un furgone. Serviranno lavori per sistemare l’asfalto danneggiato dagli incendi innescati dai banditi in fuga.
Erano 5 le guardie giurate a bordo dei mezzi, che sono state selvaggiamente picchiate e fatte scendere. Li hanno costretti a sdraiarsi sul selciato mentre sfondavano la parete del mezzo, con l’impiego di un bob cat, portato sul posto a bordo di un furgone bianco, a cui era stata portata via parte della copertura per consentirne il trasporto.
La ruspa ha sfondato la blindatura, ma la spumablock ha tenuto in salvo parte del tesoro generando schiuma poliuretanica che ha “congelato” il bottino milionario e ha fatto in parte fallire il colpo. il principio di funzionamento si basa sulla produzione, in soli 90 secondi, di una resina molto compatta in grado di impedire il prelievo di tutto ciò che avvolge fisicamente, e non ha la possibilità di essere tagliata, bruciata, corrosa se non in tempi molto lunghi. Hanno usato seghe circolari per aprire la cassaforte all’interno del mezzo.
La notte appena trascorsa è servita per gli ultimi rilievi. E’ servito tempo per effettuare ogni approfondimento anche sulle carcasse delle auto lasciate dai banditi per creare sbarramenti e date alle fiamme. Nessuna traccia ematica all’interno.
I particolari
“Avevano l’accento pugliese”, un particolare che hanno riferito più testimoni.
I banditi hanno proferito alcune frasi a circa 4 automobilisti rimasti prigionieri della scena del crimine e hanno parlato anche con le guardie giurate della Cosmopol. “Fate quello che vi diciamo e non vi faremo nulla”. Hanno detto a chi è stato minacciato lungo i cinque chilometri di scena del crimine. Freddezza, tattica ed esecuzione in rapida sequenza. Così si sono mossi seguendo un piano preciso.
Molte auto danneggiate dai banditi in azione
Ma qualcosa è andato storto e il colpo è riuscito in parte. Dieci auto bruciate per coprirsi la fuga, la macchina di una signora in transito e la jeep di un uomo fatto scendere sotto la minaccia di un mitra, rubate per scappare. Altre auto sono state speronate nella fuga. Tutto è avvenuto in una rapida sequenza.
I conflitti a fuoco agenti e carabinieri eroi
Durante il colpo non sono mancati i momenti di tensione con un carabiniere, che seguendo l’istinto, si è lanciato in solitaria a tentare di bloccare un gruppo di banditi. Lo hanno visto in tanti sfilare tra le auto e arrivare sulla scena del crimine.
Claudio Gaeta il maresciallo di 50 anni in forze alla stazione di Serino, che ieri ha affrontato pistola alla mano i malviventi armati di mitra. È sceso dalla vettura di servizio lasciando un collega con il detenuto che stava trasferendo in tribunale per un interrogatorio, e ha affrontato i banditi. E’ scattato un conflitto a fuoco. Un’azione gemella rispetto a quella che qualche chilometro più avanti hanno messo in atto degli agenti della Polstrada che nel territorio di Atripalda, sempre con un conflitto a fuoco, sono riusciti a mettere in fuga i banditi.
Stamattina ci sarà un vertice in procura per fare il punto sulle indagini. Un vertice interforze per indirizzare le indagini e cercare i banditi in fuga da 24 ore.