Avellino

Si è imbrigliato nei meccanismi di garanzia il processo per la strage del viadotto Acqualonga. La sentenza, prevista per il 21 dicembre, è slittata all'11 gennaio del prossimo anno, per dare modo al collegio difensivo di ultimare le arringhe e, sopratutto, per riconoscere al pm di udienza (il procuratore capo di Avellino Rosario Cantelmo) il diritto di replica.

Non è mai facile coniugare le procedure alle richieste delle parti civili, le vittime, ma il giudice monocratico, Luigi Buono, certe strade le ha obbligate.

Presenti in aula, alcuni parenti delle quaranta vittime, precipitate per 25 metri e morte all'interno del bus che le riportava a casa da una visita a Pietrelcina (28 luglio 2013), hanno ovviamente protestato, annunciando di aver chiesto al vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, di essere presente in aula all'atto della lettura del dispositivo di primo grado.

Nell'udienza di oggi ancora arringhe difensive degli avvocati dei dirigenti di Autostrade Gianluca De Franceschi, Marco Perna e dei funzionari.

Per i legali la barriera che il bus ha travolto precipitando nel vuoto era stata installata secondo le più stringenti norme di sicurezza.

Vallo a capire come mai si è spezzata come fosse burro: la tesi dell'imprevedibilità che si contrappone a quella della pubblica accusa che ha sempre sostenuto l'incuria, l'imperizia, tanto da chiedere dieci anni di condanna.

Il 21 dicembre le arringhe dovrebbero terminare con la difesa dell'ad di Autostrade, Castellucci, sostenuta dall'ex ministro Paola Severino.

Come si ricorderà, sono 15 gli imputati: il titolare dell'agenzia di viaggi "Mondo Travel", Gennaro Lametta, che noleggio' il bus Volvo precipitato dal viadotto il 28 luglio 2013, i due funzionari della Motorizzazione Civile di Napoli, Antonietta Ceriola e Vittorio Saulino, e i 12 dirigenti di Autostrade per l'Italia Spa, dall'amministratore delegato Giovanni Castellucci fino al responsabile del posto di manutenzione del tratto irpino dell'autostrada A16 Napoli-Canosa Antonio Sorrentino, i responsabili di tronco che si sono avvicendati e i dirigenti dei settori preposti alla programmazione e alla manutenzione.

Per tutti il procuratore Cantelmo ha chiesto pene severissime.