Si, viaggiare. Alla media di 90 punti e con una capacità già ampiamente dimostrata di cambiar pelle, anche dopo la frustrante eliminazione dalla Champions. Il Napoli che espugna la Sardegna Arena è un inedito in stagione. Ancelotti non fa calcoli in base all’avversario e si attiene all’assioma della fiducia: per la prima volta lascia fuori contemporaneamente Hamsik, Callejon, Mertens e Insigne. Quindi vara una formazione in cui solo cinque sono i reduci di Anfield. Con Malcuit, Maksimovic, Koulibaly e Ghoulam a far diga davanti ad Ospina, quindi Fabian e Zielinski ai lati del doppio pivot Allan-Diawara. E poi Ounas a sostenere la fisicità di Milik. Primo tempo da battaglia, come ampiamente prevedibile per le motivazioni moltiplicate dei sardi, fino alla grande parata di Ospina su Faragò. Cagliari che tuttavia non poteva tenere il ritmo altissimo del pressing, sostenuto per quarantacinque minuti. Infatti la ripresa riconsegna al terreno verde un Napoli con asse decisamente spostato in avanti. E le occasioni fioccano, mentre mancano lucidità e precisione in zona gol. Ne sa qualcosa l’ottimo Fabian Ruiz. Sembrava stregata, con il rammarico alimentato dalla fatica avversaria, palesata in molteplici casi di crampi, e dalla traversa colpita con palla stampata da Milik. Invece Mertens si conquista la punizione dai venticinque metri e rivendica il diritto a battere. Ancelotti che non è d’accordo punta deciso sul polacco. Che ha concluso il match di Cagliari mostrando forse la migliore condizione fisica. E l’esecuzione è magistrale. Un gol da cineteca, l’ottavo in 820 minuti, uno ogni 102 nel nostro campionato. Il miglior rapporto tra tutti gli attaccanti della lega. Zona Champions praticamente blindata, quanto la vetta che la Juventus (15 vittorie su 16 in A) certifica alla sua maniera nel derby con il fiero Torino. In credito con la fortuna e soprattutto con la direzione arbitrale. Non c’è altra strada per il Napoli se non questa. Una cronometro senza fiato, nella gestione così totalizzante della rosa.