Benevento

I fiumi sono la metafora della nostra città. Scorrono silenziosi, incanalati dalle devastazioni della mano dell'uomo, e ogni tanto si 'incazzano'. Tracimano e provocano danni irreparabili. Sono inquinati, raccolgono ogni schifezza che vi viene sversata e la assorbono a malincuore. Accompagnano il nostro quotidiano con quel carico di nebbia ed umidità che tanti guai combina alle nostre articolazioni e al nostro apparato respiratorio, quest'ultimo già costretto a fare i conti con le polveri sottili.

Eppure, quei corsi d'acqua continuano la loro marcia come se nulla fosse. Specchio di un territorio che, ansimando, ne riflette tutte le caratteristiche. Attraversato com'è da logiche di potere che si perpetuano nel tempo e si traducono, per tanti, in incarichi a vita; un mix di clientelismo che a parole tutti vorremmo sgominare, ma quando riguarda gli altri e non noi. Noi siamo i frequentatori delle rive di quei fiumi, spettatori muti di una realtà che si trascina faticosamente.

Spesso lanciamo la nostra canna in quelle acque, nella speranza di tirarne fuori, con un pizzico di fortuna, una opportunità. Quasi sempre restiamo delusi e a bocca asciutta perchè non abbiamo adoperato il 'pastone giusto', quello da offrire alla ristretta cerchia dei 'pescatori di professione'. Sono lì, chissenefrega se piove o c'è il sole, pronti ad arraffare anche le briciole che i potenti di turno lasciano cadere dal tavolo.

I fiumi avanzano, non sempre in modo regolare. Come l'esistenza di una comunità ormai rassegnata, che non coltiva più neanche il sogno di deviarne il corso e riportarlo all'iniziale condizione di libertà. Senza restringimenti del letto. Liberandoli, insomma, da ogni forma di barriera, dai muri costruiti lungo i suoi fianchi, e restituendoli, infine, alla loro vera dimensione. Anche noi siamo come i fiumi: ingabbiati e intrappolati dal nostro 'orticello'.

Quanto ci piacerebbe poter fluire senza ostacoli, ma non ci riusciamo. Ed è colpa nostra, perchè non facciamo alcunchè per interrompere quel rumore fastidioso, quel frastuono che si leva dalle sponde di quei fiumi, sotto forma di annunci ed urla che consolidano lo status quo, e copre il silenzio irresponsabile sul quale ci siamo adagiati.