Benevento

C'era il bambino che ha pregato il padre affinché lo portasse a San Siro. C'era chi ha già prenotato da tempo l'aereo perché questa gara storica non voleva perdersela per nulla al mondo. Il sannita emigrato a Milano era impaziente di abbracciare la Strega a casa sua. 

Appassionati, tifosi o semplici simpatizzanti contavano i giorni per raggiungere la scala del calcio con la sciarpa giallorossa avvolta intorno al collo. San Siro. Solo il nome mette i brividi agli appassionati del pallone. Questo sogno, però, non sarà per quel bambino o per tutti gli altri che avevano acquistato il biglietto.

Onestamente nessuno vorrebbe stare nei panni di un padre in questo momento. Come spiegare una cosa del genere? Come dire che all'alba del 2019 ci sono ancora dei razzisti negli stadi? Parliamoci chiaro, la decisione del Giudice Sportivo li fa vincere. Loro non conoscono la vera passione nei confronti di una maglia, né tanto meno vivono l'evento sportivo come un qualcosa di unico al mondo. Non gliene frega niente. Le porte chiuse sono soltanto un favore, così avranno una scusa per sfogare le proprie frustrazioni in altri contesti. Pagheranno, come al solito, tutti i beneventani che volevano trascorrere una serata storica in uno dei templi del calcio italiano. Niente di tutto ciò: devono vincere loro. Ma in Italia non lo si capisce perché è troppo facile chiudere tutto senza guadare in faccia al vero volto di questo sport.

Così come sarebbe impossibile spostare la gara al Vigorito, premiando una tifoseria che nella scorsa stagione si è contraddistinta anche dopo un'amara retrocessione e che non sa nemmeno cosa sia il razzismo. Certe prese di posizione non fanno parte dell'italico agire e purtroppo ce ne rendiamo conto. Però così come ieri Koulibaly è stato umiliato, lo stesso è stato fatto oggi con i beneventani che sono stati messi sullo stesso piano di quelli lì, i quali il 13 gennaio se la spasseranno per le vie di Milano senza aver perso neanche un euro tra aerei e treni. Questo non è giusto.