Napoli

“La decisione di sospendere la partita spetta all'arbitro” “No, l'arbitro è impotente, toccava al questore”. Dal campo alla questura, dalla questura al campo: uno stanco palleggio, catenacci alternati tipicamente italiani a difesa delle rispettive aree. E' questo che emerge nell'affaire Koulibaly, con i soliti cori imbecilli altrettanto tipicamente italiani a funestare un bell'incontro di calcio e il boxing day preso a prestito dal “modello inglese” che presumibilmente resterà solo un modello.
I fatti: dopo aver messo il bambinello nel presepe il giorno prima, riposto lo spirito del Natale ove mai ci sia stato, mandrie bellicose decidono di smaltire trigliceridi in eccesso giocando alla guerra in strada o esercitando le corde vocali in cacofonici “buuu” all'indirizzo di Koulibaly durante Inter – Napoli a San Siro.

Qualcuno dalla panchina del Napoli chiede la sospensione della partita per tre volte agli uomini della procura federale, l'arbitro, il bergamasco Mazzoleni se ne lava le mani, “Non è affar mio”, il giocatore del Napoli perde la testa dopo aver subito un'ammonizione e applaude ironicamente il direttore di gara, per la serie: “Le mie infrazioni le punisci subito, questi che mi ululano contro da un'ora non li senti”. E in un classico “Cercavi giustizia e trovasti la legge” citando De Gregori, gli viene sventolato il rosso sotto il naso.

Per il post si accende un cerino ancora in attesa di conoscere in quali mani terminerà il suo fugace brillio.
Secondo la componente del campo, Figc e Associazioni arbitri, in nessun modo il direttore di gara poteva fermare la gara, non ne ha alcun potere. Tesi sostenuta anche da Salvini, che tra un post social, un selfie e una manovra ha trovato il tempo di spiegarlo in una tribuna sportiva televisiva. Tesi sconfessata dalla procura federale, con Pecoraro che a più riprese ha sostenuto che solo l'arbitro, come responsabile del campo, può fermare ciò che accade in campo, ovvero la partita.

Chi ha ragione? La Procura, in base ai precedenti. Precedente che riguarda da vicino proprio Koulibaly, due anni fa bersagliato dai soliti ululati in un altro stadio, l'Olimpico di Roma, quando si giocava Lazio – Napoli. Finì due a zero per il Napoli, e a dirigere l'incontro c'era Irrati: fu lui all'epoca a sospendere la gara, avvertendo il pubblico che se la puntina avesse continuato a solcare il disco della cacofonia la partita non si sarebbe giocata.
Seguirono 92 articolesse di applausi e dichiarazioni entusiaste per la decisioni di Irrati di sospendere la gara, primi della fila i vertici federali e arbitrali, giustamente peraltro.
Oggi il precedente è evidentemente cancellato, il corporativismo val bene un Irrati.