Una storia lunga 39 anni. La ricostruzione post sisma ad Avellino. Nel capoluogo, come negli altri comuni, quelli devastati dalla furia del terremoto del 1980, dove quelle scatole di cemento e amianto vennero messe in piedi, per far fronte all’emergenza, ma sono rimaste in piedi e sono ancora case per migliaia di famiglie.
E proprio l’amianto dei prefabbricati post terremoto finisce sotto la lente di ingrandimento dei carabinieri forestali. Succede dopo anni di denunce disperate degli inquilini e dei sindacati, che hanno sempre invocato soluzioni per quelle case che, secondo tanti, sarebbero diventate bare.
Militari in Comune, ieri mattina, per un accertamento sulla presenza, a 39 anni dal sisma, dell’eternit nelle coperture degli edifici appartenenti al patrimonio abitativo di Palazzo di Città. Una legge, che risale al 1992 quando venne individuato il portato rischioso di quella polvere azzurra, come la chiama chi continua a viverci a contatto, imponeva la rimozione a carico dei proprietari. Gli inquirenti hanno chiesto di visionare i percorsi amministrativi sul caso. Insomma si indaga sui ritardi cumulati e sui procedimenti, cercando eventuali inadempienze. La mappa del rischio attraversa la città intera da Nord a sud passando per il centro Da via Acciani a Quattrograne Ovest, da via Nicolodi a via Amatucci. Case fatte di cemento e amianto, in cui gli inquilini gridano diritto alla vita e alla sicurezza. Case colabrodo in cui all’amianto si aggiunge il pericolo di crolli e infiltrazioni, animali e assenza di manutenzione, ordinaria e straordinaria.
Ieri il primo blitz. Un controllo di routine per avere informazioni e materiali e per avere chiaro il quadro amministrativo. Al momento non ci sarebbero avvisi di garanzia. Nel mirino degli inquirenti finisce il minerale killer, che non sarebbe stato rimosso dalle coperture degli ultimi edifici. Ma i lavori per quelle ultime case sono stati già appaltati e dovrebbero partire a breve. Per alcune case, non tutte. A via Nicolodi, ad esempio, alle spalle del centro sociale «Samantha della Porta», insistono ancora 8 prefabbricati post terremoto. Lavori progettati ma ancora senza fondi, per queste case sulle quali vanno effettuati gli interventi.Secondo quanto previsto servirebbero sei milioni di euro per completare l’intervento.
Insomma, zona per zona, si cerca di finire ma le verifiche sull’ambiente potrebbero rivelare uno scenario ad alto rischio proprio per la presenza della sostanza. Intanto sono otto i cantieri di edilizia pubblica in attesa di essere assegnati. Il tema della graduatoria è l’ennesima polveriera pronta ad esplodere in città. Per anni le proteste e polemiche si sono sprecate, da parte di chi ha sempre chiesto certezze sullo scorrimento della classifica assegnazione. Famiglie e famiglie che invocano l’assegnazione di un alloggio sicuro e decorso. Sullo sfondo le procedure di sfratto partire, per tentare di portare la legalità in un settore ad alto rischio sociale. Insomma, la verifica della forestale potrebbe finalmente imprimere una accelerata sul tema della sicurezza nelle case comunali, dopo anni di proteste e polemiche.