Benevento

I criteri per l'introduzione del reddito di cittadinanza dovrebbero essere discussi definitivamente nel corso del prossimo Consiglio dei Ministri. Intanto ci si interroga sul numero di persone a cui spetterebbe il sostegno previsto dal Governo per contrastare la povertà. Ecco allora che la Cisl Irpinia – Sannio ha provato ad analizzare l'incidenza che potrebbe avere la misura con un report dedicato alle province di Avellino e Benevento. “Le nostre proiezioni sono state realizzate sulla base di dati oggettivi”, precisa il segretario Cisl, Mario Melchionna illustrando i criteri analizzati: “Sono stati valutati gli iscritti ai centri per l'impiego, i dati Inps, Istat, dati riferiti alla popolazione residente, al numero di indigenti e di Neet (le persone che non studiano più e non cercano lavoro) al numero di immigrati residenti da più di dieci anni sul territorio e in base al termometro interno della Cisl, che sono i cittadini che si sono rivolti ai nostri Caf per la compilazione dell'Isee e qui troviamo una platea molto significativa di persone che non superano i 9mila e 360 euro di reddito. Dati a cui bisogna aggiungere anche gli altri criteri previsti dalla legge e che potrebbero essere modificati nei prossimi giorni”. Con l'approvazione definitiva, infatti, potrebbero esserci nuove modificate ai criteri già individuati e “in questo caso bisognerà rivalutare le statistiche”.

Ma restando ai numeri emersi sulla base dei criteri appena elencati i cittadini che potrebbero beneficiare del reddito di cittadinanza sarebbero “25mila in provincia di Benevento e circa 30mila in provincia di Avellino. Dati che – fa notare il segretario della Cisl - mostrano come la provincia di Benevento sia quella più penalizzata poiché pur avendo una popolazione inferiore sconta l'alto tasso di disoccupazione. In Irpinia, infatti, la disoccupazione è di circa il 20 per cento, a Benevento arriva al 24 per cento con quella giovanile che ha raggiunto ormai il 57 per cento”.

Restano, però, le incognite di sempre: “Bene la misura ma solo se si tratta di un reale strumento di accompagnamento al lavoro. Per questo riteniamo sia necessario un percorso condiviso”. Perplessità legate in gran parte proprio al discorso lavoro: “Il Sud Italia sconta una forte carenza di lavoro da anni. In un territorio come la Campania e in particolare nelle aree interne la preoccupazione è che non potrà esserci una prima e una seconda chiamata per il lavoro”.

Melchionna, infatti, ricorda che “sempre sulla base dei criteri individuati fino ad oggi sono previste tre proposte di lavoro a cui i cittadini dovranno rispondere: le prime due rispettivamente entro i 100 e 250 chilometri dalla propria residenza, per poi dover rispondere a una terza proposta che può arrivare su tutto il territorio nazionale”. Da qui il timore di una nuova ondata di emigrazione di giovani e famiglie: “Ho qualche dubbio che i giovani possano trovare lavoro nell'ambito del proprio territorio oppure della nostra regione visto che non c'è questa offerta di lavoro così significativa - afferma con amarezza l'esponente del sindacato - ma si rischia di dover accettare l'eventuale terza offerta prevista in tutto il Paese e in questo modo si rischia che aumenti l'emigrazione dalle nostre aree, con molte persone che dovranno lasciare il Sud. Si rischia che diventi un boomerang con centri delle aree interne ancora più spopolati”.

L'auspicio dunque è che “nonostante le perplessità si arrivi ad adottare una misura condivisa con tutte le parti sociali, affinché possa diventare effettivamente uno strumento che alla fine del percorso possa creare nuove opportunità di lavoro per il territorio”.