Una folgorazione. Mentre passeggiava, molti anni fa, Carmine D’Aniello ha sentito due rumeni che suonavano in strada. “Mi sembrò di ascoltare due talenti straordinari. Così era. E’ iniziato tutto da lì”. Lui suonava già, insieme ad altri due musicisti. Ma decisero di coinvolgere nella band quei due talenti, scoperti per caso, per strada. Ilie Pipica, col suo violino struggente e vibrante, e Ion Titina, con quella fisarmonica che solo i boemi sanno suonare con mente, corpo a anima a quella straordinaria maniera, diventarono parte di un gruppo unico. Miscelare musica rom con quella mediterranea,napoletana. Un mix unico, che sa di oltre frontiera, di girovago, di world music.
Oggi,16 Gennaio alle ore 18 si esibirà il duo o’ Rom, nella chiesa del Carmine per il Winter Open Art Avellino. In programma un concerto-laboratorio sulla musica rom e balcanica. “Racconteremo di contaminazioni e della nostra esperienza e proveremo anche a far ballare il pubblico presente - racconta Carmine D’Aniello, voce, chitarra e percussioni, con Carmine Guarracino chitarra e voce. Un percorso musicale per la band che, a dieci anni dalla sua fondazione, sceglie di abbracciare completamente la sonorità della world music, autentica e senza suoni elettronici, attraverso un brano cantato interamente in napoletano.
La storia del gruppo
Correva l’anno 2008. Quel gruppo riuscì a produrre sonorità straordinarie. «Una miscela. Musica sentita con l’anima da sempre, da subito - racconta Carmine D’Aniello -. Gipsy, nomade e napoletano». E così l’incontro tra la tradizione rom e quella dell’Italia meridionale diventa note e parole per l’inclusione, la fusione, la contaminazione sociale e musicale. «Lo stesso nome riassume questo mix, “o rom” in lingua romanes (o romanì) significa l’uomo “zingaro”, mentre l’uomo non rom viene chiamato “o gagò” (o “o gadjo”), ma anche in napoletano la lettera “o”, con l’aggiunta di un apostrofo, diventa un articolo, per cui ‘o rom si traduce lo zingaro (o il rom). O’ Rom raccoglie l’eredità dei “Balcania” gruppo di musica balcanica che a fine anni ’90 ha pubblicato tre dischi con il Manifesto. Carmine Guarracino che suonava con i Balcania oggi dirige O’Rominsieme a Carmine D’Aniello. Come si legge nella presentazione di gruppo e progetti sul loro sito.
Lo stile gipsy
Dopo aver sperimentato con musicisti gipsy, tra cui Ilie Pipica (violino), Nelu Tita (fisarmonica), DoruZamfir (fisarmonica), Ilie Zbanghiu (contrabbasso), Costel Lautaru (fisarmonica) e Valentin Lautaru (contrabbasso), oggi la musica popolare degli 'o Rom incontra i suoni tradizionali e mobili dei generi folk ed etnico, in un connubio di melodie, accordi e armonie che si sintetizza perfettamente nell’eclettismo della musica meridionale e di quella zingara. “Cantando in napoletano ci diamo una nuova identità - anticipa D’Aniello .. Dopo un confronto decennale con artisti dell’area balcanica, con musicisti rumeni, serbi e macedoni, dopo aver cantato in romanì e in italiano, adesso proponiamo una canzone che ha la struttura della musica napoletana e di quella gipsy”, spiegano gli ‘o Rom. Musica di straordinaria attualità, baluardo dell’ideologia dell’incontro e non dello scontro per promuovere autentica inclusione sociale, culturale e non solo. “Mille anni fa le popolazioni erano libere di viaggiare, di stanziarsi in ogni parte del mondo. Oggi, nel 2018, i muri sono sempre più alti e perfino i porti sono sbarrati. Quando parlo della nostra musica mi piace definirla un Blues Europeo.
Una musica, quella balcanica, che ha sempre portato in sè il senso di fare musica nonostante le discriminazioni e i pregiudizi. Si parla di contaminazione musicale, un suono e delle parole sempre più ricche e vibranti. Secolo dopo secolo». «In passato l'incontro con un'altra popolazione era visto come un arricchimento, soprattutto culturale, oggi si parla di censimenti e si torna più indietro di mille anni fa", continuano Carmine D'Aniello e Carmine Guarracino, i due artisti fondatori di 'o Rom, autori dei testi e delle musiche dei brani. Oggi la musica popolare degli o Rom incontra i suoni tradizionali e mobili dei generi folk ed etnico, in un connubio di melodie, accordi e armonie che si sintetizza perfettamente nell'eclettismo della musica meridionale e di quella zingara.
Scampia, rione di frontiera
«La riflessione si allarga a Scampia, rione di frontiera di Napoli. «Vengo da Scampia, sono un ingegnere con la passione forte per questa cultura, per questa musica. Mi piace suonarla per far conoscere l’anima vera del popolo rom. Dovrebbero sentirla e ballarla in tanti oggi. Stiamo vivendo tempi molto bui.
Serve una riflessione vera e non farcita di odio e pregiudizi. Proprio a Scampia, ad esempio, i rom vivevano prima dei napoletani. Attualmente chi vive nel campo non lo fa per scelta, ma per obbligo. Alimentare l’odio razziale in generale porterà solo guerre e dolore, violenza e ignoranza. Proprio la cultura rom - spiega e conclude D’Aniello - è il simbolo delle persecuzioni. Molto spesso i miei amici rom mi chiedono del perchè l’Italia stia cambiando. Perchè i loro figli debbano vivere l’incubo di sentirsi marchiati a viva come rom, come fosse l’anatema. Perchè siano nati in Italia, ma perchè figli di rom non debbano essere italiani».